Caro Francesco Alberto,

ti hanno trovato in un campo, appena nato, chiuso in un sacchetto di plastica come spazzatura. Chi ti ha lasciato lì voleva farti morire, questo è certo, e voleva che il mondo non si accorgesse nemmeno del tuo passaggio.

Non sappiamo niente di te, possiamo solo cercare di immaginare…ma non è facile.

Sarà stata la tua stessa mamma ad abbandonarti, oppure sarà stata anche lei vittima di qualcuno o di qualcosa che non le hanno riconosciuto il diritto di tenerti e di amarti? Sarà stato un dramma della povertà, della solitudine, dell’ignoranza (oggi forse non tutti sanno che è possibile partorire in anonimato e in sicurezza, lasciando poi il neonato alle cure dei sanitari), dell’inesperienza, della paura, della tossicodipendenza (nel tuo sangue pare ci fossero tracce di cannabis) o della cattiveria umana?

E’ difficile che questa domanda, come le tante altre domande riguardanti il destino di innumerevoli bambini non voluti, trovi una risposta, eppure, nella tua inconsapevolezza del mondo in cui sei capitato, sei stato forte e ti sei salvato. Qualcuno ha sentito il tuo pianto, ha chiamato il 118, e così in poche ore la tua sorte si è rovesciata di nuovo. Sei stato preso in braccio, avvolto in una coperta, e portato in ospedale dove in breve tempo sei diventato il figlio di tutta una città.

Il vicebrigadiere dell’Arma che per primo ti ha tenuto in braccio ha riferito che non appena ti sei sentito caldo e protetto hai smesso di piangere e ti sei addormentato, ed ha affermato che sei bello e forte, e che spera che da grande anche tu faccia il carabiniere come lui.

E da bambino sano quale per fortuna sei hai cominciato ad alimentarti ed a percorrere il cammino della tua vita nel migliore e più promettente dei modi.

Il primo mio pensiero, quando ho saputo del tuo ritrovamento, è stato che se fosse stato possibile ti avrei tenuto io, ma non devo essere stata la sola a farlo giacché all’ospedale dove ti hanno accolto piovono da giorni richieste di affidamento e di adozione (compreso quella di uno dei carabinieri che ti hanno soccorso), e vengono recapitati per te indumenti, copertine e giocattoli.

Testimonianze solidali della parte di umanità che ha un cuore.

Ora sei nella tua culletta di ospedale, sei al sicuro, sfamato, pulito, curato e coccolato, ma presto avrai bisogno di una mamma, di un papà, di una famiglia vera, e li avrai.

Ma non è questo il punto.

Tu, come e anche più di ogni altro bambino, meriteresti di crescere in un mondo diverso, ma purtroppo questo qui è tutto quello che abbiamo…

Ci sono guerre, malattie, disastri ambientali, diseguaglianze, povertà, soprusi, ingiustizie, pregiudizi, sopraffazione, negazione, menzogna…

Dovrai attrezzarti e combattere, e se sarai molto determinato (e ancora una volta molto fortunato) riuscirai ad essere per davvero quello che vorrai essere, ed a vivere una vita degna di essere vissuta.

Le generazioni che ti hanno preceduto hanno delle responsabilità. Purtroppo non sono riuscite a fare di meglio, o non hanno saputo, o non hanno voluto… Insomma non è stato proprio un bel lavoro.

Ti chiedo scusa, piccolino, ti chiedo scusa a nome di tutti, ma mi piace pensare che ce la farai e vivrai felice nel mondo migliore che avrai contribuito a costruire con le tue stesse manine.

Ti auguro di conoscere la bontà e l’amore e, quando saprai le circostanze della tua venuta al mondo, di riuscire a perdonare chi ti ha generato e poi abbandonato. Di riuscire a perdonarci tutti.

Col cuore. Marianna.