In questi giorni di lutto per la morte della Regina Elisabetta II, il Regno Unito sta voltando pagina. Una pagina piena di storia, certo, che però a dire il vero lascia dietro di sé molte domande aperte e molti dubbi per il futuro, giacché a succederle sul trono è l’ormai proclamato Re Carlo III con al suo fianco la Regina Consorte Camilla. Una coppia non certo di chiara fama. La vedo dura ma su questo staremo a vedere, ammesso che ce ne importi qualcosa.

La morte di una regina, e soprattutto di “quella” regina, non poteva lasciare il mondo indifferente e non lo ha fatto, ma sono ormai giorni e giorni che ne sentiamo parlare sui media ed anche al mercatino rionale o dal parrucchiere, tanto che personalmente posso dire di non poterne più.

Provo molto rispetto per Regina passata a miglior vita, ci mancherebbe, però come il povero Alessandro Gassmann che sui social, dove non è ammesso altro pensiero che quello dominante, ha ricevuto i peggiori insulti, ho vissuto l’evento come la morte di una vecchia signora famosa, persino simpatica, ma non ci ho certo perso il sonno, perché a farmi perdere il sonno ci sono purtroppo, in primis, i problemi del nostro Paese.

Era comunque doveroso soffermarsi a riflettere su che cosa la corona inglese rappresenti per il popolo britannico, e la risposta non è semplice.

Abbiamo assistito ad attestazioni di deferenza e di dolore, ad eccezionali manifestazioni di coralità popolare, ad un lutto sentito e condiviso anche dai bambini come fu per la morte di lady Diana Spencer, però, al di là di ciò che ci riporta la cronaca, mi appare improprio definire “amore” ciò che univa Elisabetta II al suo popolo, ed il popolo inglese alla sua Regina.

Mi sembrerebbe invece più opportuno parlare di un rapporto di mutua convenienza. I Windsor senza gli inglesi non sarebbero stati e non sarebbero niente, e gli inglesi senza i Windsor perderebbero gran parte del loro formidabile senso di appartenenza.

In definitiva penso che gli inglesi vivano la monarchia come il simbolo della loro unità nazionale e della loro passata grandezza, come qualcosa di cui sentirsi ancora oggi orgogliosi agli occhi del mondo.

Certo, noi italiani non comprendiamo tutto questo perché non ci siamo mai sentiti orgogliosi della monarchia sabauda. Il penultimo dei re, detto Sciaboletta, consegnò il Paese ai fascismo e firmò le leggI razziali, mentre l’unico retaggio delle regine che la storia ricordi è stato il nome di una pizza. Non vorrei però che ciò che sta accadendo in questi giorni nel Regno Unito fosse più forma che sostanza, più isteria di massa che reale attaccamento…

Chiunque abbia letto qualche pagina di storia sa “di che lacrime grondi e di che sangue” il fu Impero, sa quanti popoli siano stati oppressi e sfruttati, quante nazioni siano state annientate, quanto sangue sia stato versato, dall’Irlanda al Kenia, da Ceylon a Cipro, dalla Papuasia al Quebec, in nome del dominio britannico.

Tutte queste colonie, e il fiume di ricchezze e di materie prime che ne derivava e raggiungeva l’Inghilterra alimentando industrializzazione e patrimoni, hanno fatto ingigantire il già tendente all’ipertrofico ego dei britannici, ed ora che tutto ciò è finito, a farli sentire ancora i più grandi restano anacronisticamente un re o una regina, i cerimoniali, i protocolli, le norme dinastiche, gli inchini di chi a chi, i matrimoni, le parentele, i funerali, il gossip… Contenti loro…

Un abile lavoro di marketing ha fatto poi il resto agli occhi del mondo, tanto che la signora Liliana e il signor Fausto della casa accanto hanno cominciato persino a chiamare per nome le Loro Altezze. Carlo, Camilla, Diana, William, Henry, Kate, Meghan, Anna, Archie… quasi fossimo tutti parenti. E inoltre gli augusti volti su tutti i rotocalchi costutuiscono da anni un richiamo turistico e commerciale pari a quello del Colosseo, gadget compresi.

Ho letto anche diversi accorati articoli sulla “povera Kate” che per fare la moglie di William, futuro re, ha rinunciato alla sua libertà, sulla “povera Diana” e sulla “povera Meghan” che non hanno retto al peso dei loro ruoli ed hanno mandato i Windsor a quel Paese…

Sinceramente per queste povere ricche principesse (anche se Meghan è solo duchessa, ma per noi gente comune questa è una sottigliezza) non provo né pena né niente altro, perché di loro sappiamo soltanto quello che vogliono farci sapere i consulenti di immagine. Del resto, di Sua Maestà stessa è stato detto che non è mai stata sentita esprimere un’opinione personale! 🤔🤭

È tutto, secondo me, come un vassoio pieno di caramelle colorate strapiene di additivi (ma vai a sapere se poi sono anche buone e non siano nocive alla salute). È un caso lampante di pubblicità ingannevole. È un teatro farlocco dove ognuno recita, pena l’ostracismo, il proprio ruolo prestabilito, ed i premi in palio sono una ricchezza smisurata, una vita privilegiata ed il consenso da parte di un popolo sospeso tra passato e futuro, che però con tutto il rispetto ancora non misura bene il proprio presente riguardo alla monarchia visto che, nonostante l’indigenza strisciante anche oltremanica, ha condiviso entusiasticamente le spese miliardarie di queste lunghe esequie. Almeno per quello che ci viene detto.

Per il resto, cavolo, noi che siamo repubblicani incalliti ed abbiamo salutato per sempre i nostri monarchi l’8 settembre 1943, mentre senza vergogna (ma facendo vergognare noi ancora oggi) fuggivano abbandonando al caos Popolo Italiano e Forze Armate, lasciamo il Regno Unito a cuocere nel suo brodo mediatico e nella sua alterigia british, ed incominciamo ad occuparci seriamente dei problemi di casa nostra!