In data 17 aprile 2022 Vittorio Feltri, sul giornale di cui è Direttore e sul quale di conseguenza nessuno potrebbe vietargli mai, almeno per il momento, di scrivere alcunché, ha pubblicato un articolo dal titolo “Scarpe antica*** (leggi anticazzo): imbarazzante. La capitale della moda piena di straccioni”. (https://www.liberoquotidiano.it/news/commenti-e-opinioni/31240446/vittorio-feltri-milano-capitale-della-moda-piena-straccioni.html?utm_source=newsshowcase&utm_medium=gnews&utm_campaign=CDAqDwgAKgcICjCj454JMIeqbjDs8Uc&utm_content=related).

A parte il fatto che considero Vittorio Feltri un vecchio trombone narcolettico che di tanto in tanto leggo più per folklore che per altro, e che in qualche comparsata televisiva mi ha dato anche l’impressione di essersi bevuto un cicchetto di troppo, questa volta le sue affermazioni mi hanno dato realmente fastidio.

Durante la Pasqua appena trascorsa lui, poverino, aspettando che il Gaviscon facesse effetto, si è fatto due passi in Galleria, il salotto buono di Milano dove si affacciano le vetrine dei brand dell’alta moda, ed ha notato una cosa che lo ha fatto precipitare nello sdegno più totale.

Ammassata davanti a dette vetrine, lo sguardo bramoso e la lingua penzolante/sbavante di fronte ad abiti/accessori/scarpe che non potrà mai permettersi, non tanto un pubblico selezionato ed elegante ma un’immonda congerie di straccioni.

Obbrobrio! Non in culo alla luna, ma proprio lì, nella capitale della Moda, a Milano!!!

Certo, dice lui, a tutti è permesso ammirare il bello e desiderare quello che non si può avere, per carità (come è umano lei!), però come si può, ma come si può, dice lui, tollerare che a guardare simili bellezze ci siano straccioni e straccione dall’ “abbigliamento sciatto e di cattivo gusto”, queste ultime talmente male calzate da ammosciare i ca***!

Sì, perché a turbare maggiormente la sua sensibilità di esteta e il suo sdegno di arbiter elegantiarum non sono stati tanto gli uomini mal vestiti e male calzati, ma le donne, anche mature, e le ragazze, che preferiscono i pantaloni alle gonne, e che invece di indossare le twin colors di Chanel o i mocassini di Gucci che a lui piacciono tanto e che probabilmente smuovono la sua residua virilità con qualche solletichino fetish/snob, indossano anfibi e sneakers che non risvegliano i suoi bassi istinti (anche se, ammesso che sia importante, sembrano comunque essere molto di tendenza sui  Vogue, Cosmopolitan, Marie Claire e Harper’s Bazaar per questa stagione).

Manco da Milano da qualche mese, ma mi ricordo bene che l’ultima volta che sono stata in Galleria, guardando le vetrine di Prada tanto per non fare nomi, ho visto delle calzature che…neanche regalate! Brutte! Sgraziate e sgrazianti. E in casi simili mi immagino sempre lo stilista, imperatore nudo di turno, che se la ride delle donne e della loro propensione alla pedissequa obbedienza ai dettami più assurdi della moda, anche a costo della ridicolaggine assoluta.

Ma dopotutto chi sono io, che faccio shopping da Zara, per poter giudicare?

Eppoi quale “forza del desiderio”? Scherziamo?

Direttore, stia zitto!

Le donne indossano quello che vogliono.

Scelgono loro a chi piacere e quando piacere, e non si sentono più oppresse dal costante assillo di dover caracollare su scomodi tacchi o di soffrire di unghia incarnita al solo fine di suscitare concupiscenza ed ottenere un posto nel mondo. Per fortuna e purtroppo per lei, Direttore, il gioco è cambiato! Anzi, è finito!

Scelgono loro quando e se essere seduttive e femminili agli occhi degli uomini, sempre che questi lo meritino e non intendano limitarsi a raccogliere una messe di richiami sessuali sbattuti sotto il loro naso per antico privilegio, come si fa con un buffet di dolci in pasticceria, messo lì per stuzzicare l’appetito. Come in una sorta di stupro immateriale di gruppo. Scelgono loro se e quando ne vale a pena, nonché in quale ruolo giocare, preferendo stare comode per il resto del tempo, anche a costo di mostrare gambe somiglianti a “una specie di bastone” dall’aspetto “goffo, esteticamente ripugnante”.

E allora? Come si permette?

Una volta una mia amica, il cui marito “pretendeva” che indossasse sempre decolleté dal tacco a spillo, anche quando andava in bagno, giunta all’esasperazione gli disse: ”Fanculo, i tacchi mettiteli tu!”.

Ecco, Direttore, si rimpannucci lei con gli abiti e le scarpe che desidera, frequenti le cariatidi o le superfemmine salariate cui evidentemente è avvezzo, si ammiri ed ammiri chi vuole, ma accetti un consiglio: la prossima volta che avesse voglia di una passeggiatina non vada più in Galleria ma al Cimitero Monumentale dove, dato l’elevato numero dei trapassati, sarebbe in migliore compagnia.

Infine una preghiera: non interpreti il mio invito al silenzio come un ordine (non mi permetterei mai) ma come un’opportunità…

Ah, una nota finale: le scarpe antica*** le porto anch’io!