Capita, delle volte, di trovarsi ad interagire con delle persone negative, con le quali non ci troviamo bene e che lasciano dietro di sé una scia inspiegabile di malessere sia nel fisico che nell’anima.

E’ stata una mia cara amica, mentre si discuteva proprio di questo fenomeno, a “imbeccarmi” sulla possibilità che potesse trattarsi di “vampiri energetici”.

Io per la verità avevo solo una superficialissima idea dell’argomento, ma dopo le sue parole mi sono documentata ed ho scoperto con una certa sorpresa che… questa potrebbe sembrare davvero una spiegazione possibile.

Non mi sento di essere totalmente assertiva in una materia che conosco poco, che sfuma spesso nell’esoterico ed in definitiva non offre sufficienti riscontri scientifici, però da un punto di vista meramente fenomenologico di riscontri e di coincidenze se ne possono trovare oggettivamente numerosi, tanto da meritarle un po’ di attenzione anche da parte della cosiddetta psicologia ufficiale.

A chi volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura di due libri, “Vampiri energetici” di Mario Corte e “Vampiri energetici: Interrompere la Manipolazione – Controllare la Propria Vita – la Libertà emotiva” in The Blokehead (Traduzione di Roberta Giampietruzzi), più tutto ciò che sul web esiste sull’argomento.

Sentite un po’ cosa ho scoperto.

Quando incontriamo delle persone che, in seguito ad un contatto anche breve ci trasfondono un senso di stranezza, ci fanno stare male, ci fanno sentire spossati, fanno precipitare la nostra autostima ai livelli più infimi, secondo una convinzione diffusa abbiamo incrociato un “vampiro energetico”, un vampiro che non succhia il nostro sangue ma prosciuga l’energia proveniente dalla nostra persona lasciandoci poi prostrati e spossati.

Si tratterebbe di predatori che rubano l’energia altrui perché incapaci di produrne di propria, e che alla lunga, soprattutto se facenti parte della cerchia familiare o amicale del derubato, possono causargli disagi psicologici, depressione ed anche delle vere e proprie malattie organiche.

Esistono secondo i molti teorici del fenomeno numerosi tipi di vampiri energetici (vedi  https://www.afcformazione.it/blog/killer-della-felicita-17-tipi-di-vampiri-energetici ), alcuni consapevoli ed altri inconsapevoli, ed altrettanti identikit per riconoscerli nella nostra vita, ma tutti devono essere tenuti a distanza se vogliamo salvaguardare davvero la nostra integrità psicofisica. Quando subiamo un’aggressione vampirica oltre a sentirci svuotati di energia siamo insoddisfatti, ci sentiamo inadeguati, abbiamo una maggiore propensione ad avere piccoli incidenti (da cui, credo, l’idea del “malocchio”), compiamo azioni contro il nostro interesse e molto altro, soltanto perché ci lasciamo irretire da strategie di fronte alle quali siamo indifesi. 

Il vampiro per esempio che si presenta come “buono” ci sopraffà con la sua benevolenza, ci soffoca con le sue attenzioni, ci affoga nelle sue premure non richieste ma poi ci distrugge con la sua sottintesa ideologia della diseguaglianza e della sua postulata superiorità.

Il suo obiettivo è abbattere le nostre difese, appropriarsi di noi, controllare la nostra esistenza per mantenerci vicini a sé ed assicurarsi la nostra fedeltà, farci sentire malvagi e paranoici se dubitiamo di lui-lei, per poi potersi servire a piacimento delle nostre risorse.

Alla luce di questi presupposti, e riandando al mio personale passato remoto, potrei affermare di aver conosciuto il mio primo vampiro energetico molti molti anni fa, ed in quella occasione, senza sapere perché, trascorsi tutta la notte successiva all’incontro a rigirarmi nel letto in preda ad un’angustia e a degli incubi tanto inconsueti quanto inspiegabili, come se una parte profonda di me ne fosse stata allarmata e volesse mettermi in guardia. E’ stato il primo, quello che mi ha fatto stare più male, quello che mi è stato più difficoltoso allontanare dalla mia vita e dal quale, non avendolo riconosciuto, mi sono lasciata derubare a lungo. Sono stati anni di dolore, di dubbio, di sensi di colpa, di malessere incomprensibile, di autostima ai minimi livelli, ma posso dirvi che il lieto fine c’è stato, dopotutto. Ora non è più nella mia vita se non episodicamente e marginalmente, l’ho mandato via…

Vi starete domandando, come mi sono domandata io stessa, come si possa fare a distinguere una persona realmente buona e gentile da un vampiro “buono” come quello che è capitato a me, e la risposta sembrerebbe molto semplice: quando siamo al cospetto di un vampiro stiamo male, mentre una presenza buona agisce realmente nella direzione del nostro bene e ci fa sentire bene.

Comunque l’autodifesa sembrerebbe consistere in davvero poche mosse, alcune di buon senso ed altre… “magiche”: evitare la frequentazione se è possibile, limitarla all’indispensabile se non lo è, assumere posture di chiusura in presenza del vampiro controllando il linguaggio del corpo (a cui lui sembra essere molto sensibile), indossare amuleti di ametista o di altro genere, non guardarlo mai negli occhi ma non nascondere la propria consapevolezza del suo ruolo facendogli nel contempo da specchio per mostrargli il suo Nulla, anche nella speranza che possa ravvedersi…In fondo il vampiro, nonostante la sua ostentazione di potere nella nostra vita, è un debole, un perdente.

Davvero non so se quello che ho scritto sia tutto vero, però il fatto che spesso, per scelta deliberata o per necessità, ci rapportiamo a questo tipo di persone, mi pare innegabile. Come pure è innegabile che ad un certo punto, per motivi di sopravvivenza, vampiri o non vampiri, è necessario scrollarsele di dosso, buttare giù i pesi morti e cominciare a guardare il mondo con occhi diversi. Specialmente alla nostra età.