Poche settimane fa ho terminato di leggere “Per niente al mondo”, l’ultimo romanzo di Ken Follett.

Gli avvenimenti in esso narrati, seppure estremamente verosimili, mi erano sembrati al momento pura fantapolitica.

Oggi invece comincia ad apparirmi tutto sinistramente realistico, quasi che il romanzo fosse una specie di profezia sul possibile epilogo delle tensioni del mondo. Mi riferisco in particolare alla crisi in Ucraina di cui in questi giorni si parla tantissimo, e a proposito della quale il Presidente Biden ha pronunciato parole che non avremmo voluto mai sentire: possibile TERZA GUERRA MONDIALE.

Parole tragiche, rivolte ad un mondo che fino a cinque minuti prima pensava che la pandemia fosse il peggiore dei suoi problemi…

Tornando alla finzione narrativa di Follett, devo dire che la lettura del suo romanzo è stata veramente avvincente, dalla prima all’ultima pagina. Tutto talmente credibile da sembrare vero.

Gli elementi ci sono tutti: l’Africa subsahariana lacerata da lotte intestine, povertà, traffici illeciti di droga e di esseri umani, e sopra tutti dal terrorismo islamico; N’Djamena e  Khartum covi di corruzione, di spie e di intrighi internazionali; le piste del deserto del Sahara funestate dall’immane tragedia di coloro che vogliono lasciare l’Africa per rifarsi una vita in Europa; Pyongyang sconvolta dalla guerra civile e governata da un folle determinato ad usare le testate nucleari per dare prova di potere e di forza; Pechino immobilizzata da correnti conservatrici ed antiprogressiste che contrastano i tentativi di mediazione di politici più giovani, più aperti ed inclini al negoziato; Washington dilaniata tra la necessità di difendere il popolo americano ed il terrore di dover ricorrere alle armi atomiche; Seul e Tokyo perennemente allertate perché possibili bersagli primari delle testate nordcoreane…tutti scenari che purtroppo conosciamo bene.

Non vi dico l’epilogo (del libro) per non rovinarvi la lettura, però non vi nascondo di avere l’impressione che per certi aspetti la realtà superi la finzione.

La mia generazione, cresciuta cantando “War is over” insieme con John Lennon, dunque cantando della pace, non può non sentirsi spiazzata da questa escalation. Certo, sappiamo che da allora ad oggi ci sono state molte guerre, ma avevamo sempre pensato che al dunque i grandi della terra sarebbero arretrati di fronte alla minaccia di un conflitto globale.

Abbiamo fatto nostre le parole di Albert Einstein (“Non conosco le armi della terza guerra mondiale, ma solo quelle della quarta: sassi e bastoni”) ed abbiamo avuto fiducia nel buon senso dell’umanità.

Tutte pie illusioni? Mah… Sembra tutto molto confuso, aleatorio, e comincia anche a serpeggiare una certa paura.

Non so davvero come finirà questa bruttissima storia, ma le parole invasione… guerra… esercitazioni militari… concentrazione di truppe ed armamenti nelle zone di confine… navi da guerra nel Mediterraneo e nel Mar Nero e nel Mar Baltico… richiamo in patria delle delegazioni diplomatiche e dei cittadini che si trovano ancora in Ucraina… telefonata tra Biden e Putin… ultimatum… sottomarino USA in acque russe… stanno rimbalzando in da un notiziario all’altro, e suonano minacciose.

È escalation? Siamo davvero a un passo dalla guerra? Mai così vicini, direi, se dobbiamo credere a quello che ci dicono…

Forse siamo vissuti fino ad oggi nell’illusione, forse i grandi non sapranno fermarsi in tempo.

O forse sì, auspicando che l’umanità si renda finalmente conto che basta poco per scatenare l’inferno…

Vediamo che succede mercoledì, giorno dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi e dunque del conflitto secondo l’intelligence americana.

Intanto, se vi va, leggete il romanzo di Ken Follett: ne vale come sempre la pena.