Helen Mirren

L’argento è ritenuto meno pregevole dell’oro, meno sontuoso, eppure è pur sempre un metallo prezioso. I suoi bagliori sono più penetranti, più intensi, più siderali rispetto a quelli del metallo biondo, così come la luce della luna, pur impallidendo di fronte a quella del sole, risulta comunque essere sempre piena di fascino e di mistero…

Secondo un antico mito, riportato da numerosi poeti greci e latini, la prima età del genere umano sulla terra fu chiamata “età dell’oro” perché i primi uomini vivevano beatamente in pace con gli animali senza conoscere dolori o fatiche o preoccupazioni o malattie o fame o freddo o morte (un archetipo evidentemente ben radicato nell’inconscio collettivo visto che anche la Bibbia, nel libro della Genesi, parla di un mito analogo quando descrive il Paradiso Terrestre e la successiva caduta di Adamo ed Eva). Quando però Zeus, figlio di Saturno, dopo la lunga e terribile guerra tra i Titani e gli Olimpi, usurpò il trono paterno, la guerra tra dèi si ripercosse anche sulla terra, dove quell’età felice finì e ne incominciò un’altra: l’età dell’argento.

Terminata l’epoca beata, sulla terra cessò l’eterna primavera e comparvero le stagioni, dunque il caldo e il freddo estremi, nonché la malattia, la morte e il lavoro duro, perché la natura non elargiva più spontaneamente i suoi doni.

L’età dell’argento non fu certo felice ed opulenta come quella precedente, ma mai come in essa l’umanità conobbe il suo valore, perché gli uomini smisero di essere perfetti ed appagati, simili agli dei che li avevano creati, per cominciare ad utilizzare tutta la loro abilità e la loro intelligenza per sopravvivere e prosperare anche attraverso la sofferenza e gli stenti. Dunque divennero migliori. Dunque crearono la civiltà.

Se nella vita possiamo definire la giovinezza una sorta di età dell’oro, piena di doni e di promesse, non possiamo non considerare quella di noi ragazze 60+ come l’età dell’argento, un’età in cui si smette forse di brillare di luce propria, ma in cui ogni conquista è frutto di ricerca e di ingegno e di viaggi dentro e fuori di noi.

Inutile pensare di poter “rimanere giovani”, perché questo non è realistico e non è nemmeno auspicabile. Dobbiamo saper accettare l’età che cambia, perché con essa siamo cambiate anche noi.

La nostra pelle è più diafana e più spenta, ci affatichiamo, dormiamo poco, quando ci ammaliamo recuperiamo con lentezza, avvertiamo numerosi e sempre nuovi dolori qui e là, usiamo gli occhiali per leggere e magari qualcuna di noi non sente più neanche tanto bene… Insomma niente è come prima. Eppure oggi siamo enormemente più ricche di ieri.

Di questo dobbiamo dire grazie agli anni vissuti.

Grazie perché abbiamo imparato a conoscere noi stesse. Perché ormai sappiamo cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male, e scegliamo serenamente con chi vogliamo davvero trascorrere il nostro tempo e condividere la nostra vita. Perché disponiamo di una grandissima riserva di amore da elargire intorno a noi. Perché sappiamo la sostanziale differenza tra l’argento autentico e le patacche a buon mercato, cioè tra i sentimenti veri e le affettazioni, e rifuggiamo senza indugi da queste ultime. Perché chiamiamo amici solo quelli che lo sono veramente. Perché rispettiamo ma esigiamo rispetto. Perché abbiamo acquisito una grande capacità di empatia e di perdono senza sentirci in dovere di essere buoniste a tutti i costi. Perché siamo sincere ed apprezziamo la sincerità.

E ancora grazie perché, anche se siamo ben consapevoli di quanto velocemente il tempo fugga, non ci siamo mai rassegnate a rinunciare a cercare nell’universo ciò che soddisfa la nostra sete di conoscenza e di sempre nuove opportunità .

Certo, i nostri capelli diventeranno sempre più bianchi (soprattutto se, come molte di noi già fanno, smetteremo di farceli colorare dal parrucchiere), le rughe aumenteranno, il nostro corpo prima o poi ci tradirà, però dobbiamo restare forti e cercare di non scoraggiarci mai, perché la voglia di vedere cosa succederà e soprattutto di sapere come andrà a finire il mondo che conosciamo ci spingerà sempre avanti, e avanti, e avanti. Fino alla fine. E oltre, se siamo fortunate…