Certe volte la storia è piena di coincidenze singolari

Il 17 febbraio di ogni anno, nell’antica Roma, si celebravano i “Quirinalia”, feste in onore del dio Quirino, identificato in epoca repubblicana con Romolo, il primo re.

Quirino era ritenuto protettore delle pacifiche occupazioni degli uomini liberi, nonché dio delle attività basilari della vita umana e degli uomini come collettività organizzata ed attiva.

La ricorrenza era denominata anche “stultorum feriae”, cioè “festa degli stolti“, poiché tutti i cittadini che per la loro stoltezza non avevano adempiuto ai loro doveri cerimoniali, potevano fare ammenda in occasione della festa in onore del dio, officiata ovviamente sul colle del Quirinale.

Come non cogliere certe allusioni?

Non sarà ancora il 17 febbraio, però anche oggi il colle si staglia sugli stolti inadempienti che stanno coprendo di ridicolo la tradizione democratica del nostro paese e non riescono ad eleggere in nuovo Presidente della Repubblica.

La nostra Costituzione, promulgata il 27 dicembre 1947 a firma di Enrico De Nicola, prevede che il presidente della Repubblica venga eletto a scrutinio segreto dal Parlamento, cui in seguito sono stati aggiunti i rappresentanti regionali, riunito in seduta comune.

La segretezza del voto doveva consentire ai cosiddetti “grandi elettori” di non essere condizionati, cioè di esprimere un voto libero a prescindere da pressioni politiche e di partito, ed ottemperava alle intenzioni dei Padri Costituenti, che desideravano costruire un’Italia libera e democratica dopo l’esperienza funesta della dittatura ed il crollo del fascismo.

Invece, evidentemente, le grandi e buone intenzioni oggi non bastano più.

Nella “festa degli stolti” stile 2022 lo scrutinio segreto serve a votare con finalità ridanciane Rocco Siffredi o Alfonso Signorini, e a dare adito ad un’infinita danza macabra di accordi, disaccordi, strategie, schede bianche, astensioni, tradimenti e ritorsioni. Così mentre le Italiane e gli Italiani (cioè il paese reale) vivono a volte con fatica la loro vita, lavorano, vanno a scuola, viaggiano, hanno il covid, svolgono le loro consuete attività aspettando l’elezione del loro Presidente, si vedono sfarfallare sulla testa l’assurdo minuetto dei politici, che non pensano esattamente al bene della patria perché il loro interesse è volto prevalentemente alla poltrona su cui posano l’augusto deretano, specialmente adesso che gran parte di loro farà ciaone alle istituzioni senza alcuna speranza di tornarci.

Inoltre sulla stampa estera cominciano ad apparire articoli derisori, come se questa elezione fosse l’ennesima cosa “all’italiana” di cui farsi beffe e non una tragedia nazionale. Qualcuno definisce ciò che sta accadendo un “rituale bizantino”, e questa è l’espressione più gentile.

Non ne possiamo più!

Poiché per molti motivi gran parte dell’attuale Parlamento eletto sembra non essere all’altezza del ruolo istituzionale che ricopre, e poiché non abbiamo motivo di pensare che le prossime legislature siano migliori di quella attuale, non sarebbe ora di finirla e di cominciare a pensare di lasciare agli italiani l’ultima parola sul loro Presidente così come accade in altri paesi? Non ce lo meritiamo forse?

Per arrivare a questa svolta bisognerà pensare a delle modifiche all’Ordinamento dello Stato così come attualmente contemplato dalla Costituzione attraverso procedure parlamentari lunghe e complesse, ma niente sarebbe impossibile di fronte alla ferma volontà del popolo italiano e di chi lo rappresenta.

Se ne comincia a parlare a molti livelli e spesso, e spero davvero che succeda entro i prossimi sette anni, così che questa elezione sia davvero l’ultima che si svolge entro le stanze parlamentari e con le modalità che conosciamo.

A presto.