Scusate l’indignazione.

In questi giorni, in cui l’opinione pubblica degli italiani è giustamente focalizzata sulle elezioni per il Presidente della Repubblica e sulle alterne vicende della pandemia, incombe sui media una notizia tanto sinistra quanto irrisoria nel panorama delle priorità nazionali: i Savoia rivendicano il “tesoro” custodito nel caveau della Banca d’Italia da 75 anni. Da quando, cioè, all’indomani della vittoria della repubblica contro la monarchia al referendum istituzionale, Re Umberto II, prima di intraprendere la strada dell’esilio, lo lasciò in custodia perché fosse messo “a disposizione di chi di diritto”.

Il tesoro consta di alcuni gioielli su cui sarebbero incastonati 6.732 diamanti e 2.000 perle naturali e che, se non fossero restituiti alla famiglia in tempi brevissimi, scatenerebbero una terribilissima azione legale contro Banca d’Italia e Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ora io immagino già il Governatore Visco ed il Presidente Draghi tremare davanti a simili minacce, e mi viene da ridere! Ma davvero, chi credono di essere sti rampolli decaduti ed affamati di denaro? Ricorderete tutti il nostro principe Emanuele Filiberto incoronato re delle olive, no? Se non per cupidigia, perché avrebbe acconsentito ad una simile caduta di stile?

L’ incomparabile Emanuele Filiberto (mi si perdoni la confidenza, ma in Italia il tempo dei principi e delle principesse è terminato da un bel pezzo) asserisce che l’intento ultimo della famiglia sarebbe quello di esporre i gioielli al pubblico per incrementare il turismo nel nostro paese. A parte il fatto ovvio che potrebbe anche essere lo Stato a voler esporre le gioie e dunque trarre guadagni dal business museale, chi ci assicura che i Savoia dicano il vero? Chi ci dice che su tutto non incomba Sotheby’s ed una possibilissima asta milionaria volta a rimpinguare le finanze degli avidi eredi senza trono di re Umberto II?

Quel tesoro appartiene allo Stato, perché al momento della proclamazione della repubblica sono state confiscate tutte le proprietà e le dotazioni di casa Savoia sul territorio nazionale, ed anche perché i Savoia hanno lasciato dietro di sé debiti materiali e morali nei confronti del paese su cui hanno regnato. Checché se ne dica in sede legale.

Ogni perla, ogni diamante, sanno di privilegi, di asservimento, di tradimento, di soprusi, di fame e di sofferenze. Sono stati posti sulla testa ed al collo delle regine (il cui retaggio morale nel tempo è stato al più il nome di un’ottima pizza al pomodoro e mozzarella) ancora grondanti del sangue che sono costati, ed ora devono diventare un ulteriore risarcimento da parte della storia nei confronti del popolo italiano.

Ma non è solo questo.

Riandiamo al secolo scorso: furono l’inettitudine e l’ignavia a spingere l’allora re Re Vittorio Emanuele III, detto Sciaboletta, a consegnare l’Italia al fascismo, a promulgare le leggi razziali, a consentire prima lo sterminio di migliaia di soldati nelle guerre coloniali e poi la tragica entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale al fianco della bestia tedesca.

E fu lo stesso re che, dopo l’armistizio dell’8 settembre1943, insieme con la regina Elena del Montenegro ed il seguito tutto, compreso lo Stato Maggiore dell’Esercito, abbandonò Roma, il Paese e le Forze Armate allo sbando, cercando vilmente la fuga.

Noi a questa famiglia, che non ci rende orgogliosi e che per demerito verrà cancellata dalla storia, non dobbiamo assolutamente niente.

La nostra unica aspirazione è non sentirne più parlare.