Lo scorso weekend, dopo quasi due anni di assenza, sono tornata a Milano.

L’ultima volta era stata a fine febbraio 2020, quando la città ed il paese erano in odore di imminente lockdown, e devo dire che vi si respirava un’aria surreale, quasi da “the day after”: desertificazione, spavento, sensazione di morte imminente, impotenza, paura del domani. I pochi passanti sparuti guardavano a terra camminando veloci, ed era come se aleggiasse la strana paura condivisa che anche lo sguardo potesse essere un veicolo di contagio (o almeno così appariva a me).

Poi di mezzo c’è stato quello che c’è stato, e solo ora ho ritrovato il coraggio di tornarci.

Milano è per me una città del cuore, perché ci vive una persona a me cara, ma non solo per questo.

E’ una città bella da vivere, dai mille volti e dalle mille possibilità, dove di tanto in tanto amo trascorrere qualche giorno tra visite a mostre e musei, qualche serata musicale, qualche cena gourmet ed incursioni nei negozi del centro, per soddisfare alcuni dei multiformi aspetti della mia impenitente personalità 60+: la sete di conoscenza, il desiderio di star bene, un occasionale edonismo e la vanità…

In questo fine settimana di ottobre, caldo, assolato, ho ritrovato una città ottimista e pronta a ricominciare, come una metafora della speranza che va rinascendo dentro di noi (anche se in verità ancora non possiamo sapere come andrà a finire la storia terribile della pandemia).

Passeggiando per le vie del centro o nei parchi ho rivisto turisti, famiglie, bambini, cagnolini, eventi, iniziative…

Ho ravvisato le passate e presenti paure nelle mascherine che ancora indossiamo in molti, anche all’aperto, quando non è possibile osservare un giusto distanziamento, ma ho anche condiviso la fiducia nel futuro nella voglia di tutti di goderci nuovamente il sole e le cose belle.

Inoltre, previa presentazione del famigerato passaporto verde, ho visitato le mostre allestite nel Castello Sforzesco ed ho potuto vivere la meraviglia e il privilegio di contemplare da vicino la Pietà Rondanini di Michelangelo. Un bene per la mente e per l’anima.

Mi sono sentita libera, e la mia nuova ritrovata libertà dalla paura si specchiava in quella delle tantissime persone che come me si fermavano ammirati, dopo mesi, davanti all’immensità di una scultura o di un quadro.

Fuori si sentivano gli echi assordanti della parola “libertà” ripetuta, sbandierata, gridata nelle strade da chi non accetta di farsi un vaccino o di dover esibire un pass, ma nella quiete di una sala di un museo sentivo di essere io la vera persona libera.

Per carità, provo un sacrosanto rispetto per le opinioni di tutti purché non scadano nel fanatismo e nella violenza, ma per quello che mi riguarda sono felice di essermi vaccinata, e di essere tornata in condizione di fare le cose che mi piacciono in sicurezza ed in tranquillità. Sapete come la penso.

Ho scelto di avere fiducia nella scienza intesa anche come metodo di pensiero, ed ho scelto al tempo stesso di correre per questo qualche rischio.

Al passato non si può tornare, nessun paradosso spaziotemporale lo consente neanche in linea teorica, però una cosa possiamo farla: tornare al futuro. Ed il ritorno al futuro per me è stata Milano. Oggi.