Noi 60+ apparteniamo ad una generazione particolare, forte, quella dei cosiddetti baby boomers.

Il termine, com’è noto, è stato coniato in nord America per definire i nati negli anni dal 1945 al 1964 che sono i protagonisti di quell’eccezionale esplosione demografica appunto definita “baby boom”.
Negli anni del dopoguerra questa generazione, la più numerosa di sempre, contribuiva ad un prodigioso sviluppo economico; creava un mondo ed uno stile di vita nuovi rispetto alla generazione precedente (per quanto di bene e per quanto di male); metteva in discussione l’autoritarismo in famiglia e nella scuola; attribuiva alle donne un nuovo ruolo sessuale, culturale, politico, civile e sociale; rivoluzionava il mondo dell’arte, della musica e della moda; lottava per i diritti civili; faceva il ’68 sulle barricate e manifestava contro la guerra.
Una generazione solida e “potente”, che ha sempre perseguito con fermezza i propri obiettivi e che a detta di alcuni ha goduto di condizioni culturali e materiali irripetibili.

Sul “Foglio” del 27 settembre scorso è stato pubblicato a tale proposito un articolo dal titolo “Baciati dalla storia”, ispirato a sua volta dall’omonimo post di Ed West sul sito UnHerd.

Il giornalista inglese pone l’accento sul conflitto generazionale tra baby boomers e giovani, ai quali “viene chiesto di tirare fuori i loro soldi per pagare l’assistenza sanitaria per la generazione più fortunata della storia.(…) Chiamiamoli come vogliamo, ma quelli nati tra il tardo 1940 e il 1950 sono stati baciati da una fortuna surreale, qualcosa che la mia generazione non ha nemmeno sognato. Per quanto riguarda i più giovani – condannati a un’esclusione perpetua dal mercato immobiliare (…) l’idea di pagare più tasse per garantire una pensione comoda alla generazione più fortunata della storia deve essere snervante”.

Tuttavia Ed West riconosce anche che “ Non è stato tutto facile per la generazione benedetta. Circa tre bambini su cento nati nel 1950 sono morti prima di compiere cinque anni, rispetto a circa uno su cento quando sono nato nel 1978 e circa uno su 250 oggi. (…) Negli anni Cinquanta, l’influenza e la polmonite rappresentavano una minaccia grave, e credo che gran parte delle attitudini generazionali nei confronti il Covid siano state dettate da quest’esperienza di vita (…). Se riuscivi a sopravvivere a quegli anni, appartenevi ufficialmente alla generazione più fortunata della storia. Se tu fossi nato dopo maggio 1946 al più tardi, non avresti perso un padre in guerra. Avresti evitato il servizio di leva, abolito nel 1960, e a differenza dei tuoi coetanei americani non avresti corso il rischio di essere spedito in Vietnam. (…) Potresti avere preso parte a un viaggio hippy, recandoti in Iran, Afghanistan e in un mondo islamico che sarebbe diventato sempre più pericoloso negli anni successivi (anche se l’Europa dell’est era fuori portata) (…). Saresti cresciuto nell’epoca perfetta per essere giovane, anche se la rivoluzione sessuale ha avuto inizio prima degli anni Sessanta, ed è stata accelerata dall’arrivo dei metodi contraccettivi e di attitudini più permissive. La penicillina era stata messa in commercio durante la seconda guerra mondiale, e i primi casi di HIV non sarebbero stati scoperti fino alla fine degli anni Settanta, quindi non avresti corso il rischio di prenderti una malattia sessualmente trasmissibile. Probabilmente non saresti andato all’università, ma avresti potuto vivere in un’abitazione economica e centrale circondato da tanti altri giovani in un ambiente divertente in cui sfruttare la tua indipendenza (…)”.

Mah, sono strafelice di appartenere ad una generazione tanto fortunata, però bisogna ammettere che, come si dice, non è tutto oro quello che luce…

E’ vero, per molti aspetti siamo stati davvero “baciati dalla storia”, ed è forse per questo che ancora oggi sentiamo il bisogno impellente di “restituire” all’universo alcuni dei doni che ci sono stati concessi.

Però noi, che negli anni 50-60 non siamo morti di influenza o di polmonite, che siamo sopravvissuti alla poliomielite ed al vaiolo perché ci siamo vaccinati, che abbiamo preso morbillo, scarlattina, pertosse e varicella dai fratellini o dai compagni di scuola uscendone indenni, noi alla fine siamo diventati forti.

Non so nel Regno Unito, ma qui in Italia gli anni del dopoguerra non sono stati facili.

Eravamo poveri, e l’agiatezza per molti di noi era solo un’astrazione. La mia famiglia era forse una delle poche in cui non mancava il necessario, però ricordo ancora che sono andata in prima elementare tutta orgogliosa con la cartella e l’astuccio di mio fratello che era appena uscito dalla quinta. Ricordo di essere stata al cinema due-tre volte, e di non aver avuto abiti nuovi tutti per me se non quello della prima comunione, perché si riciclavano quasi sempre indumenti passati di mano.

Poi ci siamo ammazzati sui libri per poterci riscattare culturalmente, economicamente e socialmente, e per poter crescere col nostro Paese che cresceva a sua volta. Certo, non ci sono mancate le possibilità, a volerle cercare, però ci siamo meritato ogni passo in avanti, ogni conquista: abbiamo avuto la fortuna di vivere in un momento storico in cui vigeva la certezza che chi si fosse impegnato veramente e a fondo avrebbe raggiunto i suoi traguardi, però…quanta fatica…

Entro i 25 anni o giù di lì abbiamo capito che non potevamo più gravare sulla nostra famiglia di provenienza, ed abbiamo cominciato a contare solo su noi stessi.

Abbiamo lavorato, abbiamo tirato su i figli, li abbiamo aiutati sia economicamente che in tanti altri modi (ed ancora continuiamo) , facciamo i nonni, abbiamo assistito i nostri genitori fino alla fine pur sapendo che forse, quando sarà il nostro momento, non troveremo nessuno che potrà fare per noi altrettanto, ed ora dobbiamo gestire i nostri anni più duri…Vi pare poco?

Io non credo che ci sia un’altra generazione che abbia portato sulle proprie spalle un carico così pesante di donazione di sé e di stanchezza…

Baciati dalla storia? Sì, grazie universo che ci hai concesso delle belle possibilità, però dopo tanto impegno e tanta fatica fa male sentire alcuni che dicono che gli stiamo sulle palle perché ci stanno pagando la previdenza sociale (ma i contributi non ce li eravamo pagati da soli? Mah). Che dovevamo fare? Tutto il possibile, e poi avere il buon gusto di decedere prontamente per alleggerire le casse dell’INPS? No, grazie!