Oggi è la “Festa dei nonni”, e per quanto queste feste mi piacciano poco non ho potuto evitare di leggere in giro, soprattutto nel web, frasi e frasette fatte sul tema.

Anch’io ne ho ricevute alcune, e mi hanno certamente fatto piacere, però scusatemi se mi approccio all’argomento in maniera alternativa, perché questo mondo in cui i nonnetti bacucchi sono rappresentati in modo così manierato e stereotipato proprio non mi va giù.

In questi giorni ho letto un interessante articolo intitolato “Da quanto tempo esistono i nonni?” e pubblicato su Focus Junior.

Secondo uno studio dell’antropologa americana Rachel Caspari della Central Michigan University “la figura dei nonni risalirebbe a 30 mila anni fa, nel senso che prima, probabilmente, i genitori dei genitori morivano prima di poter diventare nonni”.

Pensate, secondo gli studi effettuati l’età media dei nonni allora si aggirava sui trenta anni (oh mio dio!), età veneranda in epoca preistorica…

Sembra, sempre secondo la scienziata, che i nonni abbiano dato una notevole spinta in avanti all’evoluzione umana, proprio perché i membri anziani del gruppo erano depositari della conoscenza e tramandavano il sapere per esempio sulla cura dei figli, sulle tecniche di caccia e sulla conoscenza dei cibi commestibili. I nonni inoltre fungevano da memoria storica del gruppo, rammentando eventi, amicizie e conflitti del passato, ed inoltre hanno dato impulso anche alla produzione di utensili ed all’attività artistica…

Oggi vallo a dire ad una figlia o ad una nuora come hai cresciuto i tuoi figli! Ti ridono in faccia, come minimo!

Ma vi siete mai domandate perché? Io sì, e sono giunta alla conclusione che no, figlie e nuore non sono del tutto fuori di testa, e che sì, noi nonni certe volte… ce la cerchiamo…

Troppe nostalgie, troppo guardare indietro, troppi “bei tempi andati”, troppo credito alla saggezza antica, delle volte più controproducente che altro!

Siamo stati figli del nostro tempo e della nostra storia, che ci hanno formati e resi quello che siamo, però adesso tempo e storia sono cambiati, ed anche se ciò che è sopraggiunto dovesse non sembrarci precisamente congeniale, è nostro dovere nei confronti delle nostre famiglie e della società in cui viviamo metterci a correre per andare avanti, non abdicare dal nostro ruolo di guida e continuare ancora a contribuire alla ”evoluzione della specie”, proprio come i nostri antenati del paleolitico. Siamo i baby boomers, la generazione più numerosa di sempre, quindi abbiamo delle precise responsabilità, e se è vero che quella dei baby boomers è stata una generazione tosta, ora dobbiamo dimostrarlo.

Personalmente sono poco incline alla nostalgia ed ai rimpianti, e nel bene e nel male mi viene sempre da guardare avanti: non dico che così vada sempre bene, ma neanche va bene fermarsi e guardare costantemente indietro.

Dobbiamo acquisire nuove competenze, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie. Dobbiamo informarci, comunicare, interagire, ampliare le nostre conoscenze, imparare, scoprire, stupirci e stupire.

L’alternativa? La senescenza, l’emarginazione, l’invisibilità, l’involuzione.

Vi ricordate, all’inizio della campagna vaccinale anti covid, i poveri nonnetti che non sapevano accedere ai sistemi informatici di prenotazione e che dunque restavano indietro? Non deve più andare in questo modo!

E’ importante? Sì.

E’ faticoso? Sì.

E’ possibile? Sì.

Dobbiamo smetterla di pensare di non essere più capaci di cambiare e di apprendere, come ho già detto tante volte la nostra età evolutiva non finisce mai, ed è così bello espandere i confini della mente verso orizzonti nuovi e mai immaginati!

L’alternativa? la dimenticanza in cui cade chi non è più membro attivo del gruppo sociale, ed il dissolversi inesorabile dei nostri poveri neuroni, che già provati e depauperati dagli anni vissuti rischiano di rimanere troppo pochi.

Avanti, nonni!