Abbiate, ve ne prego, la pazienza di leggere tutto l’articolo che segue, e grazie al dott. Davini potrete dire di avere idee molto più chiare sui vaccini anti covid e sul green pass. Ve lo assicuro.

FOCUS – Vaccino anti Covid, il dottor Ottavio Davini smonta le bufale dei no vax

FOCUS – Vaccino anti Covid, il dottor Ottavio Davini smonta le bufale dei no vax

14 Agosto10:152021

(di Anna Ammanniti) La pandemia ha causato la morte di milioni di persone, ha gettato il globo nell’incertezza del futuro e in una crisi economica forse senza precedenti. Oltretutto, nota non meno dolente, ha distribuito lauree in medicina (e non solo), a destra e a manca, senza il minimo sforzo, senza frequentare corsi e laboratori, senza aprire un libro, due, magari una decina, un centinaio prima di essere considerato “esperto” della materia.

Nell’epoca digitale ormai è sufficiente sintonizzarsi su uno dei (purtroppo) numerosi siti di notizie fake create a puntino dai negazionisti, dai no mask- no vax – no pass per cadere nella confusione. In questi casi è assolutamente obbligatorio attingere notizie e informazioni da fonti serie, documentate, basate su fatti e studi scientifici. Sulla salute non si scherza!
Ottavio Davini è un medico, (di quelli veri) con quaranta anni di ospedale sulle spalle, è stato Primario di Radiologia e Direttore sanitario alle Molinette di Torino. È autore di molte pubblicazioni scientifiche e docente in Corsi di Laurea, Specializzazione e Master, è nel board della Società di Radiologia (SIRM) e nel Comitato scientifico della Società di valutazione delle tecnologie sanitarie (SIHTA). Dal 1999 è socio dell’Accademia di Medicina di Torino. Il dott. Davini è molto seguito sui social (fortunatamente). I suoi post, estremamente chiari, sollevano dibattiti, soprattutto quando parla di vaccini. Smonta le bufale contro il vaccino anti Covid e in questi giorni sta spiegando l’utilità del Green Pass. Ad attirare l’attenzione della sottoscritta la frase scritta dal medico: “Dire che l’mRNA può modificare il DNA è come dire che se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa.” Consiglio la lettura, il dottore spiega l’argomento con eccezionale chiarezza e quel pizzico giusto di ironia che non guasta mai.

“Visti gli attuali numeri della campagna vaccinale si può cominciare a sperare di raggiungere un numero di vaccinati sufficiente a contenere la trasmissione del virus (e soprattutto lo sviluppo di varianti) e che nel giro di qualche anno ci si liberi del SARS-CoV-2.” Inizia così l’intervento del dott. Davini sui vaccini anti Covid, sui no vax e tutto ciò che riguarda il delicato argomento.
“Però sono preoccupato – e molto – per un’altra questione, che ancora forse non riusciamo a mettere a fuoco. Ma andiamo con ordine. Ormai è evidente che i no-vax duri e puri sono purtroppo irrecuperabili; sono pochi, anche se spesso rumorosi, e si nutrono – selezionandole con cura, intrappolati nella loro bolla – delle fandonie diffuse dai vari guru (che ci lucrano), da qualche ex-scienziato screditato, dai siti che teorizzano il complotto del nuovo ordine mondiale per la sostituzione etnica o lo sterminio della razza umana e anche – purtroppo – da qualche giornalista e politico senza scrupoli (dovrei dire senza etica, ma è parola troppo grossa). Dietro può esserci di volta in volta ignoranza, paura, convenienza, disagio sociale, adesione a un gruppo, amore per il complotto perché giustifica la loro sindrome da persecuzione; e qualche volta anche qualche problemino psichiatrico. I meccanismi mentali che operano nei no-vax sono tali che qualunque confutazione (ancorché pacata, razionale e documentata) delle strampalate teorie che propugnano va a sbattere contro un muro. Continuano a circolare le stesse bufale (qualcuna anche ammuffita) che avevo già analizzato a gennaio; poi ci sono le new entry:
1. I vaccini non funzionano. Funzionano eccome, basta saper leggere una tabellina per scoprire che chi è vaccinato si ammala e muore almeno dieci volte di meno (dati Istituto Superiore di Sanità, 20 luglio 2021).
2. I vaccini favoriscono le varianti. Au contraire. Le varianti – che sono un fenomeno casuale e statistico – si determinano quando il virus ha l’occasione di moltiplicarsi. Nel soggetto vaccinato questo non accade, o accade in misura enormemente inferiore. Quindi le varianti originano in larga prevalenza nei soggetti non vaccinati e molto, molto meno nei vaccinati. È biologia, solo biologia (con un po’ di Darwin).
3. I vaccini indeboliscono il sistema immunitario. Di nuovo, accade il contrario. E lo sappiamo da molto tempo, mica solo da ora (è uno dei tanti casi in cui non capisco come si faccia a tentare di ribaltare le evidenze scientifiche con qualche video su youtube o post sui social).
4. I giovani non fanno la malattia grave, per cui è inutile che si vaccinino. No, è utile perché il long-Covid (le conseguenze a distanza della malattia) colpisce anche loro e perché anche i giovani, contagiandosi, contribuiscono a diffondere la malattia e a favorire l’insorgere delle varianti.
5. Ci sono le terapie ma non ce lo dicono. Ma come, si protesta urlando che un vaccino sottoposto a un trial clinico randomizzato in doppio cieco su 40.000 persone è una sperimentazione e poi si vogliono sdoganare terapie sulla base di storie aneddotiche? A parte che vaccino e terapia hanno obiettivi diversi, segnalo che attualmente sono in corso 6.000 (seimila) trial per farmaci anti-Covid, ma intanto idrossiclorochina, ivermectina e altri miracoli annunciati si sono schiantati contro il muro delle prove scientifiche. Buoni risultati li danno alcuni anticorpi monoclonali, ma in situazioni cliniche molto specifiche (e quelli sì, converrebbero a Big Pharma!). Ci sono speranze per il futuro, ovviamente, ma i virus si replicano dentro le nostre cellule, quindi è molto difficile farli fuori con un farmaco senza danneggiare l’ospite (che siamo noi). E (spoiler) gli antibiotici che funzionano con i batteri NON funzionano con i virus.

Non posso fare a meno di citare due evergreen:
1. I vaccini modificano il DNA. Non è possibile che accada: la spiegazione si trova su un qualunque libro di scienze delle superiori.
2. Questi vaccini sono sperimentali. Lo sono allo stesso modo in cui lo sono tutti i farmaci di nuova introduzione. E comunque attualmente sono state somministrate, nel mondo, 4 miliardi di dosi. Il risultato di questa sperimentazione di massa su noi povere cavie (compreso il sottoscritto) è che i morti, finalmente, stanno nettamente diminuendo (tra i vaccinati). Sulla base delle esperienze pregresse (miliardi di vaccini somministrati nei decenni passati) si può confidare che non ci saranno conseguenze “a lungo termine”, ma asserirlo in modo categorico sarebbe scientificamente scorretto, semplicemente perché non abbiamo ancora avuto un tempo di osservazione sufficientemente lungo: non è un limite, è onestà intellettuale. Ma è quello che succede tutti gli anni con il vaccino antinfluenzale (ogni anno il vaccino cambia in funzione dei ceppi prevalenti, che non sono altro che le varianti). È quello che succede con molti nuovi farmaci introdotti dopo trial clinici di dimensioni molto inferiori a quelli che abbiamo avuto per i vaccini, con l’obiettivo di dare una speranza supplementare ai malati. E, in tutti i casi (come ora con i vaccini), si prosegue con una stretta sorveglianza degli effetti collaterali. Tuttavia, nel mondo, durante le ondate passate, abbiamo avuto anche più di 15.000 morti al giorno. Cosa si doveva fare? Tenere i vaccini nei frigoriferi per un decennio in attesa della certezza assoluta? Quante decine di milioni di morti sarebbe costato? Quali macerie economiche e sociali?

A gennaio scorso, ad inizio campagna vaccinale il dott. Davini aveva già dato spiegazioni in merito.
“Devo capire. Provo a mettere le idee in fila, per chiarirmele. Allora, i fatti sono questi: nel febbraio 2020 arriva in Europa (dalla Cina) un virus nuovo, nei confronti del quale nessuno ha difese immunitarie. Ha una letalità abbastanza bassa, ma è piuttosto contagioso. Quindi si diffonde rapidamente: in Italia, poi in Europa, poi nel Mondo. I Paesi (tutti, chi più chi meno) adottano l’unica strategia possibile: quella delle chiusure, e si cerca di spiegare ai cittadini che le cose che funzionano sono 3: lavarsi le mani, indossare la mascherina e stare lontani. Perché una cura non c’è: è normale, per i virus, e questo non fa eccezione. Cosa c’è di strano? Purtroppo, niente. Avremmo voluto che non capitasse, ma è capitato. La cosa più probabile è che si tratti di una zoonosi, cioè un virus che è saltato di specie: da un animale all’uomo. (Lettura consigliata: David Quammen, Spillover). E già su questa ricostruzione (che è sintetica ma basata su fatti e studi scientifici) si fanno milioni di pippe (il laboratorio di Wuhan, l’esperimento, il complotto internazionale, Soros, Bill Gates che già lo sapeva e si era organizzato e così via). Qui vale veramente il rasoio di Occam (e il mio virologo di Facebook faccia lo sforzo di andare su Wikipedia a vedere chi era): se ci sono diverse ipotesi, la più semplice è quella vera, e le altre le taglio via (con il rasoio, appunto).
Ma non voglio parlare di questo, e neanche dei negazionisti/complottisti, né degli errori fatti – in tutto il mondo – nella gestione della pandemia. Voglio invece capire perché adesso c’è questa feroce e scomposta opposizione al vaccino. Dato che continuiamo a ripeterci che, con chi è contrario ai vaccini, non bisogna essere aggressivi, ma che occorre essere pacati, argomentando serenamente e cercando di spiegare, mi sforzerò di essere educato, ma non sono certo di riuscire nell’intento. Andiamo per punti.

1. Non si sa cosa c’è dentro. Si sa benissimo (vedere sito AIFA), e certamente non ci sono 5g, feti morti, metalli pesanti e altre cagate del genere: in pratica ci sono particelle di grasso che includono l’mRNA (vedi dopo), colesterolo, sali, saccarosio e acqua. E basta. 2. Non è stato abbastanza sperimentato. No, è stato sperimentato in tempi molto rapidi, questo sì, perché i Paesi e le istituzioni hanno messo sul tavolo una quantità mai vista di danaro, il che ha permesso di correre molto, molto più velocemente del solito. Comunque, sono state rispettate le tre fasi dei trial clinici che sono OBBLIGATORIE per qualunque nuovo farmaco, e che vengono monitorate da FDA ed EMA, coinvolgendo centinaia di ricercatori. E i dati sono pubblicati e quindi di pubblico dominio. Se qualcosa non vi convince prima leggeteli (ma vi ci vorrà una decina d’anni, perché per capirli dovrete laurearvi in medicina o in scienze biologiche, e avere studiato a fondo virologia, immunologia, epidemiologia, statistica e qualcos’altro che adesso non mi viene in mente. E naturalmente dovete capire l’inglese scientifico). Io, per esempio, che ho solo una laurea in Medicina, una specializzazione e quarant’anni di ospedale, riesco a interpretarli solo a grandi linee (e li trovo convincenti). Quindi mi fido di quello che mi dicono quelli che hanno studiato. E comunque i soggetti sottoposti al primo dei vaccini somministrati (Pfizer) sono stati oltre ventimila (altri ventimila sono nel braccio di controllo, anche questo lo trovate su Wikipedia). E la differenza nel rischio di infettarsi è talmente clamorosa che dovrebbe capirla chiunque.

3. Il vaccino con l’RNA messaggero può modificare il DNA. Ecco, questa è proprio una di quelle cose che – se uno avesse fatto le scuole giuste – non potrebbe dire. Non so se oggi è nel programma delle scuole superiori, ma a Medicina l’ho studiato. L’mRNA serve (mi perdonino gli esperti veri per la semplificazione) per trasferire le informazioni dal DNA e produrre le proteine. Dire che l’mRNA (che tra l’altro ha vita molto breve) può modificare il DNA è come dire che se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa. 4. È pericoloso. Questa è un’obiezione con un minimo di senso. Qualunque sostanza introdotta nel nostro organismo può scatenare imprevedibili effetti. Basta leggere il bugiardino di una cosa qualunque che avete in casa, anche la tachipirina. I vaccini sono – tra queste sostanze – tra le più sicure. I vaccini correntemente in uso hanno effetti molto severi (fino alla morte) nell’ordine – quando va male – di qualche unità per milione di somministrazioni. Il tema, come per qualunque farmaco, è il rapporto tra rischio ipotetico e beneficio certo: la copertura dei vaccini per la Covid-19 è superiore al 90%. C’è un abisso tra il beneficio (enorme) e il rischio (remotissimo). 5. Ma io ho paura. Come sopra: ragionevole. Io non ce l’avrei, perché vaccinarsi è pericoloso più o meno come attraversare la strada, ma capisco. E, tanto per chiarire, è possibile, anzi probabile che nei prossimi mesi ogni tanto comparirà sui giornali la notizia di qualcuno che se l’è vista brutta. Consiglio: verificate la notizia (non si sa mai) e mettetelo comunque in conto. Il rischio zero non esiste, nella vita, per nessuna attività. Ma quello per vaccino è basso, bassissimo. E per il resto vale quanto sopra. 6. No, va be’, ma non ci dicono la verità, non mi fido degli scienziati, sono tutti al soldo di Big Pharma.
È come dire che non mi fido degli ingegneri aeronautici che progettano l’aereo su cui voliamo perché sono al soldo della Boeing o della Airbus. Segnalo – en passant – che la nostra conoscenza delle leggi della fisica che consentono il volo è uguale a quella che abbiamo dei meccanismi immunitari. Ma l’aereo lo prendono alcuni miliardi di persone ogni anno (pochissimi con la laurea in fisica, immagino). 7. Ah, ma io aspetto, lasciamo che si vaccinino gli altri, non si sa nulla degli effetti a lungo termine. Non è vero, quelli li conosciamo: gli effetti a lungo termine delle vaccinazioni del secolo scorso sono stati la scomparsa del Vaiolo (eradicato nel 1980), e il contenimento ai minimi termini di almeno altre sette-otto malattie contagiose che facevano morti e invalidi a MILIONI (poliomielite, morbillo, difterite, rosolia, parotite, pertosse, tetano, epatite B, etc.). Anche qui basta Wikipedia (ci sarebbero anche i siti OMS e ISS, ma capisco che possano apparire anche loro al soldo di qualcuno), ma se vi informate su Byoblu mi spiace dirvelo, sono proprio fatti vostri. Infatti, l’altro effetto a lungo termine si chiama selezione darwiniana: chi non si vaccina ha meno probabilità di avere figli (e non voglio spiegare perché, dato che è cinico e politicamente scorretto). 8. Ma sui siti AIFA ed EMA ci sono un sacco di dubbi.
Benvenuti nel modo reale della scienza. Quando leggete che “i dati sono insufficienti” vuol dire che non si dispone ancora di un volume di dati che consenta affermazioni categoriche, cosa che abbiamo visto in passato e che vedremo in futuro: funziona così, quando si fanno le cose seriamente e non si urla “il plasma”, “la clorochina”, perché te l’hanno detto su FB. Quindi è ovvio che non si conoscano ancora gli effetti, per esempio, su gravidanza e allattamento, semplicemente perché non c’è ancora una casistica sufficientemente ampia per trarre conclusioni definitive, ma gli studi proseguono e presto avremo risposte anche a queste domande. Così come non possiamo sapere con certezza (anche se i dati preliminari sono incoraggianti) quanto durerà la protezione: è ovvio che per saperlo deve trascorrere del tempo. 9. Ah, ma i vaccini fanno venire l’autismo. AAAAARGHHH! BASTA! È una bufala spaventosa, smentita da decenni, la vogliamo smettere! E se qualcuno mi tira fuori qualche correlazione (crescita vaccini-crescita casi autismo) provo educatamente a segnalare che CORRELAZIONE NON SIGNIFICA CAUSALITA’ (e se non capite il concetto non c’è speranza per voi e i vostri discendenti). Perché, se proprio ci tenete, vi faccio vedere un bel grafico che dimostra un’altra correlazione: quello tra autismo e aumento del consumo dei famosi cibi “bio”: 10. Ah, ma fanno finta di iniettare il vaccino, in realtà è solo acqua distillata. Eh, certo: milioni di medici e infermieri si stanno facendo iniettare in tutto il mondo acqua distillata. Milioni di coglioni, che tra qualche settimana lavoreranno con i pazienti Covid convinti di essere immunizzati, e invece moriranno come mosche. Ma cosa avete nel cervello? 11. Avete visto l’infermiera che è svenuta? E poi è morta, ma non cielodicono. L’infermiera è svenuta per quel fenomeno fisiologico noto come sindrome vagale: è effetto dell’ago, dello stress e di molti fattori concomitanti: ho visto pazienti svenire quando mi avvicinavo con l’ago in mano. Capita, e non è grave (lezione gratis di primo soccorso: sdraiate il malcapitato e alzategli le gambe: sarà dei nostri in pochi secondi). E non è morta, naturalmente, come ha dovuto (!) confermare l’ospedale dove lavora.

12. In Russia e in Cina hanno fatto prima.
Ecco, questo non è bellissimo, perché in quei Paesi hanno iniziato le somministrazioni prima della fine della fase 3. Meglio abbiamo fatto noi, dove quei venduti dell’EMA hanno voluto controllare TUTTI I DATI GREZZI di TUTTI i casi del Trial. 13. Ma avete visto il curriculum di Pfizer? Hanno fatto ogni sorta di nefandezze. E adesso ci fidiamo di questi?
Guardate, non sarò certo io a difendere le grandi industrie farmaceutiche, ed è giusto star loro sul collo. Ma se oggi un bambino che nasce in Italia può sperare di vivere mediamente novant’anni è anche merito loro (lettura consigliata: Adam Smith, La ricchezza delle nazioni), e naturalmente della Medicina moderna. Se in questo caso hanno fatto un buon lavoro, a me va bene. E comunque quando hanno sfornato il Viagra non ho visto tanta gente preoccupata. 14. Perché i politici si vaccinano per primi, questi privilegiati? Perché non si vaccinano i politici, così fanno da cavie? Mettetevi d’accordo. A me non frega niente. 15. Non vorranno mica metterlo obbligatorio? È anticostituzionale. Allora, io penso che per la popolazione generale l’obbligo per ora non sia da prendere in considerazione, perché è molto meglio che i cittadini capiscano da soli l’utilità di vaccinarsi. Ma anche ergersi a costituzionalisti senza capire quello che si legge no, vi prego. L’articolo 32 dice che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Quindi è sufficiente una legge, come per altre vaccinazioni – in tutto il mondo – o come con i TSO (che qui non cito a caso). Perché (sempre la Costituzione) sancisce che la tutela della salute è “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi, se fosse interesse della collettività vaccinare l’intera popolazione, si potrebbe fare. Che è quello che ha riaffermato proprio la Corte costituzionale (sentenza 307/1990): La legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale. Chiaro, no? Sui sanitari, onestamente credo che ci si potrebbe pensare. Io, tanti anni fa, per iscrivermi a Medicina dovetti fare la vaccinazione antitubercolare e poi, per lavorare, quella contro l’epatite B. Per dire.

Potrei andare avanti (bellissima la discussione sulla logistica che impazza adesso), ma mi fermo qui per stanchezza, anche perché vorrei tentare di fare qualche ipotesi sul perché succede tutto questo.

Proviamo: 1. Perché siamo nella società globalizzata, dove merci, persone e idee viaggiano velocissime. E che viaggino le idee è una bella cosa, perché è una delle ragioni che ci ha portato ad avere il vaccino in tempi così straordinariamente brevi. Ma le idee che viaggiano non sono tutte “solide”, basate sui fatti, sulle prove. Molte sono idee che originano dalla paura, dall’ignoranza, dalla fragilità emotiva, dall’opposizione preconcetta all’altro, dalla strumentalizzazione politica. Dato che molti di quelli che fanno le domande e le obiezioni che ho elencato sono convinti che ci sia un grande burattinaio che muove tutti i fili, vorrei dire a costoro che sono loro gli inconsapevoli burattini di qualcuno che – per interessi personali, economici, politici – cerca di gettare discredito su quello che di buono riesce a fare ogni tanto la comunità internazionale (penso a QAnon, naturalmente, ma non solo). 2. Poi c’è un’altra questione: per millenni i nostri cervelli sono stati abituati a elaborare un numero limitato di informazioni (lettura consigliata: Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci). Da qualche decennio siamo sottoposti a un volume di informazioni (la maggior parte delle quali, come detto, inattendibili) che il nostro cervello non è in grado di elaborare e per gestire le quali non abbiamo sufficiente cultura (in particolare scientifica); la conseguenza è che quelle più clamorose, rumorose e strampalate si fissano nella nostra mente. E i meccanismi di rinforzo tipici dei social (dialogo a piccoli gruppi che rilanciano le stesse tesi: gated communities) ci accrescono nelle nostre convinzioni. (Lettura consigliata: Prevenire, di Vineis, Carra e Cingolani). 3. Un altro effetto dei social e del web (che ho alimentato anche io, suggerendo di esplorare Wikipedia per avere risposte) è la scomparsa della intermediazione: agli esperti non viene più riconosciuto il loro ruolo (solitamente conquistato con decenni sui libri e nei laboratori), e si pensa di poter confutare le loro affermazioni basandosi su qualche informazione raccolta qua e là. Senza considerare, appunto, l’enorme complessità della scienza e della società moderna; pensate che già George Bernard Shaw diceva: “Ogni problema complesso ha una soluzione semplice. Ed è sbagliata.” (Lettura consigliata: The game, Alessandro Baricco). 4. I media hanno giocato male la loro partita, non meglio dei politici, per intenderci. Non tanto sul versante dell’informazione, ma sulla gestione dei dibattiti e dei talkshow. Per essere chiari: non mettete uno scienziato a discutere di vaccini con un DJ, una soubrette o un critico d’arte (e stendo un velo pietoso sull’ego di qualche collega). Otterremo solo di svilire la scienza e di confondere i cittadini. Per essere chiaro – e un po’ autoritario – non dovrebbe essere consentito. Perché la democrazia non è la libertà di dire minchiate, la democrazia è fatica, è studio.
Come ha detto Kamala Harris, “la democrazia non è uno stato ma un atto”. Lo so, non sono stato bravo, non ho mantenuto la calma come avrei voluto, ogni tanto sono andato sopra le righe. Chiedo scusa. Comunque, io e i miei familiari possiamo vaccinarci, quindi lo faremo tutti appena possibile. Chi non vuole farlo, per ora è libero di scegliere; pensi solo che la sua scelta potrà avere sulla coscienza la malattia e la morte di coloro che non potranno vaccinarsi per ragioni di salute, e che possono solo sperare nell’immunità di gregge.”

Torniamo al mese di agosto e il dott. Davini ci parla dei NO-MASK/VAX/PASS. Un anno fa avevamo i no-mask. Poi sono arrivati i no-vax che ora si sono saldati con i no-pass.
Vediamo di capire: i vaccini obbligatori ci sono già (e sono dieci; vedere sito Ministero della Salute), come ci sono in metà dei Paesi del mondo [https://ourworldindata.org/childhood-vaccination-policies]. Quindi non sarebbe illegittimo anche per SARS-CoV-2 introdurre l’obbligo per tutta la popolazione (per i sanitari mi sembra il minimo sindacale: un medico che non vuole vaccinarsi ha seri problemi con sé stesso, ma per fortuna sono pochissimi). E dal punto di vista della Sanità pubblica sarebbe la soluzione ottimale. Ma la politica ha preferito non fare questo passo (e secondo me ha fatto bene), per evitare di radicalizzare lo scontro e lasciare i cittadini liberi di scegliere. Parentesi: non sono convinto di quanto alcuni illustri colleghi affermano, e cioè che le decisioni in casi come questi debbano essere dettate solo dalla scienza. Io credo, in generale, che le decisioni politiche debbano essere informate dalla scienza, e in un ragionevole perimetro (scientifico) debbano tenere conto delle diverse sensibilità e della situazione sociale. Una linea – prudente – di questo tipo non va confusa, come qualcuno maliziosamente tende a fare, con le catastrofi del caso Stamina o il recente inguardabile voto del Senato sull’agricoltura biodinamica. Non vorrei una società governata da scienziati, non vorrei il dr. Stranamore al potere.

Comunque, la politica non ha potuto fare a meno di introdurre il green-pass; l’alternativa sarebbe stata una nuova strategia di chiusure, con conseguenze devastanti sull’economia. Certo, è un incentivo alla vaccinazione (dipende che tipo di vita uno vuole condurre, e quindi di nuovo è indenne il profilo della libertà), ma non è un obbligo mascherato: se non voglio vaccinarmi e voglio il green-pass faccio il tampone (be’, magari due o tre alla settimana). E non è impossibile gestirlo: ho già viaggiato in aereo (dove era obbligatorio) e non è stato un problema. Al cinema o in un museo devo mostrare il biglietto, in un circolo (anche una bocciofila, per dire), la tessera. Per un po’ mostreremo anche il green pass. Pazienza. Un dibattito alto sul tema si potrebbe sviluppare – ci fosse il tempo – coinvolgendo tutti, anche i filosofi. Ma il tempo non c’era: si doveva decidere e si è deciso. E vi prego, abbiamo il pudore di lasciare stare paragoni con la Shoah o altre bestialità del genere. Almeno per rispetto. Lasciamo allora perdere i no-vax irrecuperabili, e sforziamoci di parlare e dialogare con gli “esitanti”, che sono più numerosi e rischiano di essere trascinati nel gorgo. E quando dico parlare e dialogare intendo anche che dobbiamo impegnarci a farlo cercando di comprendere le paure, i dubbi e le fragilità umane, senza menare schiaffoni (che, si sa da un po’ di tempo, non sono molto educativi). È qui, però, che le preoccupazioni si fanno serie. C’è una preoccupazione contingente: se troppi non si vaccineranno ci dovremo scordare l’immunità di gregge, soprattutto con la variante Delta che ha un R0 elevato.

Conseguenza? Tutti quelli che non si vaccinano prima o poi si contageranno. Auguri sinceri. Ma io ho una preoccupazione sul lungo periodo: che alla fine diventi maggioritario lo scetticismo nei confronti della scienza. Abbiamo già avuto, nella storia europea, un periodo nel quale la scienza è stata dimenticata, ed è stato l’Alto Medioevo (gli storici considerano l’assassinio di Ipazia ad Alessandria, nel 415, il momento simbolo di questa svolta). Ma, tra mille stenti, siamo sopravvissuti; e poi, lentamente, abbiamo imparato a studiare i fenomeni, a risalire alla loro causa, a trovare le soluzioni (un ringraziamento speciale va a Galileo per averci regalato il primo metodo scientifico moderno). Oggi però è molto più difficile che mille anni fa, perché la società globalizzata è incommensurabilmente più complessa di quella feudale, e senza una conoscenza diffusa è impossibile governarla. E partiamo piuttosto male. Un test, utilizzato in tutto il mondo, per valutare la cultura scientifica di base della popolazione fa ricorso a tre semplici domande: 1. Il sole è un pianeta?
2. Gli elettroni sono più piccoli dell’atomo? 3. Gli antibiotici uccidono sia i virus sia i batteri?
Nel 2013, data dell’ultima rilevazione su un campione rappresentativo della popolazione, il 14% degli italiani non sapeva rispondere correttamente a nessuna delle tre domande, e poco più del 20% rispondeva invece correttamente a tutte e tre; due italiani su cinque pensavano che il sole fosse un pianeta. Nell’OCSE ci collochiamo al quartultimo posto (piccola speranza: stiamo migliorando).
[https://www.observa.it/cresce-il-livello-di-alfabetismo-scientifico-degli-italiani/] Ma se questo è lo scenario come possiamo sperare che i cittadini comprendano le incertezze della scienza, il senso dei trial, i criteri di probabilità, le distorsioni statistiche, e non siano invece affascinati dalle fake news sparate a caratteri cubitali sui social? E non è un problema marginale. Perché ci aspettano decisioni cruciali, nel prossimo futuro, sul cambiamento climatico, la transizione ecologica, le energie rinnovabili, la mobilità, l’economia circolare, la salute globale e via dicendo. Le decisioni verranno prese dai politici, e i politici sono eletti dai cittadini. E sono decisioni che dovrebbero essere prese sulla base delle prove scientifiche, almeno di quelle che abbiamo, se non vogliamo dirigerci a tutta velocità verso il baratro. La scienza può sbagliare? Certo, ma è proprio della sua natura e del suo metodo la capacità di correggersi e migliorare. E, alla fine, salva le vite. L’ignoranza invece uccide. Perché, come diceva Guicciardini, “non avendo né fine, né regola, né misura, procede furiosamente e dà mazzate da ciechi.”

Anna Ammanniti