La parola ageismo, coniata dal gerontologo americano Robert Neil Butler nel 1969, indica la discriminazione nei confronti di una persona a causa dell’età (appunto discrimination against seniors).

Sia la Costituzione italiana (art.3) che la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” vietano ogni forma di discriminazione basata su condizioni personali o sull’età, però l’ageismo esiste e perdura in molteplici forme, dalla sanità ai media ai rapporti sociali, andando ad agglomerarsi una specie di cultura di massa a quanto pare difficilmente eradicabile.

Che non si tratti di un problema puramente teorico ve lo dimostro subito, raccontandovi un fatto di cui sono stata testimone nei giorni scorsi.

Una mia cara amica, anni 66, è un’insegnante di liceo in servizio.

Fa il suo lavoro ancora con passione, e se ancora oggi, con tutte le difficoltà oggettive in cui il covid ha messo la scuola, ogni giorno si dedica ai suoi studenti (se non dalla cattedra, dal computer in dad) è perché sente di poter dare loro ancora molto e di poter ricevere altrettanto da loro.

Del resto perché no se le energie, la voglia, le competenze, le capacità, le conoscenze ed i feedback positivi non mancano?

L’unico problema, manco a dirlo, avrebbe potuto essere ammalarsi di covid, però molto opportunamente il Governo ha istituito una corsia preferenziale per la vaccinazione del personale docente e non docente della scuola.

Sì ma…fino ai 65 anni…

Per i più anziani…terra normativa di nessuno…

E’ proprio di questi minuti la notizia che la somministrazione di un certo tipo di vaccino inoculato agli insegnanti under 65 sarà estesa fino ai 75 anni, dunque l’impasse in cui la mia amica si trovava, dovuta a problemi protocollari e di autorizzazione da parte delle varie agenzie, come era prevedibile risulta di fatto sbloccata e destinata a risolversi.

Ovviamente sono molto felice per lei, ma non era precisamente di questo che volevo parlarvi.

Quello che volevo dirvi è che la mia amica, quando si è saputa assurdamente esclusa dalla possibilità di potersi prontamente vaccinare e dunque di mettersi in sicurezza per lavorare, ne ha parlato sui suoi social pensando di trovare solidarietà e comprensione, ed invece ha trovato tutt’altro.

Con toni a volte veramente malevoli ed aggressivi le è stato risposto:

  • che a 66 anni avrebbe potuto benissimo restarsene a casa e lasciare posto ai giovani
  • che alla suddetta età si è fuori di testa, ergo rincoglioniti, e quindi non si hanno più le capacità per svolgere bene un lavoro delicato come quello di insegnante
  • che dovrebbe vergognarsi di chiedere egoisticamente il vaccino per se stessa quando altre categorie di lavoratori sono in pericolo vero ogni giorno, perché dalla cattedra si corrono molto meno rischi che dalla cassa di un supermercato
  • che ad una certa età bisogna imparare a farsi da parte per dare più sicurezze a chi ha maggiore aspettativa di vita

Questo non è ageismo del genere più bieco?

Si sa, i soliti leoncini e leoncine della tastiera non hanno filtri e si buttano a capofitto quando hanno la possibilità di denigrare una persona o tutta una categoria di persone, però tanta malevolenza, tanta acredine, tanta ignoranza, tanta mancanza di empatia non smettono mai di meravigliarmi e non trovano ai miei occhi giustificazioni.

Come diceva il famoso poeta tedesco Friederich Schiller, “neanche gli Dei possono nulla contro la stupidità umana”. 

Potremmo mai riuscirci noi?

Marianna non può che esprimere alla sua amica tutta la sua stima, la sua comprensione e la sua solidarietà però, andando più sul generale, bisogna ammettere che non è sempre facile essere 60+ e sentire che una parte di mondo ti è ostile e ti discrimina perché non sei più giovane. E’ una cosa di una tristezza inaudita.

Vorrei dirvi e dirmi che dobbiamo reagire, farci valere, essere forti, guardare lontano, ignorare le meschinità, credere in noi stesse, ma non ci riesco (quasi più).

Si sta facendo notte. Sono lontana dai miei cari e dai miei amici. Da un anno talvolta stento anche a mettere il naso fuori di casa per paura del contagio. Mi trovo in zona rossa. Mi sembra di vivere in una città fantasma…

Quindi ragazze  mie, ottimismo zero.