Natività del Caravaggio

Oggi, giorno dell’Immacolata, in tutte le case comincia come da tradizione la preparazione del Natale, solo che quest’anno avremo un Natale diverso da tutti gli altri che ricordiamo.

Chi mi conosce personalmente, oppure mi seguiva nel blog precedente, sa che di questi tempi sono stata sempre molto combattuta: da un lato diffidente nei confronti di una ricorrenza che ha perduto sempre più, negli anni, la sua connotazione spirituale, dall’altro con la me-bambina attratta come tutti dalla la bellezza che luci, colori e scintillii conferiscono alle nostre case, alle nostre città ed ai nostri pensieri d’occasione.

Quest’anno però, per forza di cose, avremo tutti un Natale più sussurrato, per qualche aspetto silente, e sembra che non si parli d’altro.

Il dibattito è molto acceso. Le zone rosse vogliono diventare gialle, i negozi vogliono stare aperti come pure i ristoranti, i centri commerciali mal sopportano le serrate dei week end, le stazioni sciistiche stentano ad elaborare il lutto di una stagione mai nata, tutti vogliono fare cenone e pranzo con chi gli pare recandosi dove gli pare, i politici vogliono dare una botta al cerchio ed una alla botte per non perdere consensi e si fanno le pulci a vicenda, e per quanto mi renda perfettamente conto come tutti del prezzo altissimo che l’economia dei vari settori stia pagando alla pandemia, non posso non pensare alle (ancora) centinaia di vittime che sono il nostro quotidiano tributo al covid-19.

Le discussioni più accese si fanno sul DPCM del 3 dicembre scorso: dove si può andare, in quali giorni ci si può muovere, a che ora c’è il coprifuoco, in quanti si può stare a tavola, se serve fare il tampone veloce… come se fossero questi i veri problemi.

Il vero problema sono i 634 morti di oggi, i 60.606 decessi in totale ad oggi, i ricoverati nelle terapie intensive e subintensive, le loro famiglie, i sanitari che li hanno curati e che li curano… Una moltitudine…

E noi pensiamo a fare festa?

Io davvero non so con chi trascorrerò il mio Natale, dato che i miei figli vivono in altre città, ma sinceramente nemmeno me ne faccio un problema: per questa volta andrà così. E sarà per il bene di tutti.

Ieri leggevo le parole di Claudio Amendola  ospite di Myrta Merlino a “L’aria di domenica” e ve le riporto perché hanno secondo me un fondo di verità: ”Io non ne posso più del cenone di Natale! E’ una volta! State a casa! Quanti siete? Abitate in quattro e fate Natale in quattro! Ma che è sta roba? Basta! Cospargersi il capo di cenere perché quest’anno non mangeremo i tortellini in brodo tutti insieme e sti cavoli! Mi sembra veramente stupido continuare a parlarne anche noi. Mi sembra stupido. Basta ragazzi, rimprovero l’Italia intera. Non si parla d’altro. Non ne posso più di Covid 19, sappiamo tutto. Ha ragione la dottoressa Capua: state a casa, non uscite, il signore Iddio vi accoglierà anche se pregate dallo sgabuzzino di casa”.

Come dargli torto?

Se davvero vogliamo solennizzare la venuta di Gesù nel mondo ci sono molte cose che possiamo fare, e per me quest’anno la priorità sarà supportare le associazioni che recano soccorso alle persone bisognose della mia città, devolvendo ad esse le risorse economiche che in un altro contesto ed in un altro tempo avrei impiegato per il “solito” Natale.

Inoltre farò gli auguri solo alle persone a cui voglio bene, e non starò a contare i posti a tavola, dato che tecnicamente solo l’ex suocero imperfetto ed io siamo conviventi.

Come mi ha detto stamattina Nonna Angelina “Non contiamo le sedie vuote. Il futuro non è in nostro sapere, ma godiamoci il momento con quello che abbiamo facendo un sorriso anche se le lacrime sono nel cuore per la situazione critica”.

Sì cara Nonna Angelina, faremo proprio così: il Nostro Natale, se il Signore Bambino ce ne farà dono, sarà pieno di speranza, ma per me sarà anche il giorno della memoria per le decine di migliaia di persone che non ci sono più a causa della pandemia.

E quando pensi a loro non ti va di fare festa.