Ci risiamo, amiche mie. Ci risiamo ed è peggio di prima.

Tuttavia prima di entrare nel pieno dell’argomento “seconda ondata” vorrei inviare alla cara nonna Angelina, positiva al covid-19 con la sua famiglia ma fortunatamente tutti con sintomi lievi, il mio saluto più caro e l’augurio di poter presto dimenticare questa brutta esperienza.

Ci risiamo, dicevo, dopo un’estate un po’ più leggera e libera rispetto ai mesi precedenti, ma oggi la delusione e lo sconcerto sono amplificati, moltiplicati per mille, perché accompagnati dalla sempre maggiore paura di non farcela.

I cori sui balconi ed i bambini che dipingevano arcobaleni sono ormai un lontano ricordo dei giorni del primo lockdown, ed ora ci ritroviamo con l’amara consapevolezza che molti hanno sbagliato nel ritenere che il nostro paese ed il mondo fossero fuori pericolo.

Nessuno canta più, ora, però lo sproloquiare incessante ed ubiquo dei media ci fracassa il cervello ogni giorno.

Asserzioni contrarie e pareri contrastanti ci assediano, ci rimbambiscono, con il risultato che alla fine diventiamo incapaci di pensare con la nostra testa e sprofondiamo nella narrazione di una realtà surreale in cui ogni cosa ed il suo contrario possono avere parvenza di verità in base al punto di vista personale o politico di chi parla.

Non abbiamo più punti di riferimento per orientarci in questo marasma di cavolo, ed alla fine ognuno fa arbitrariamente il cavolo che gli pare.

Epidemia sì/epidemia no, gregge sì/gregge no, mascherine sì/mascherine no, isolamento sì/isolamento no, coprifuoco sì/coprifuoco no, chiusure sì/chiusure no, DPCM sì/DPCM no, MES sì/MES no: questi sono solo alcuni esempi delle discussioni che animano le serate della Gruber e della Palombelli, della Berlinguer e di Fazio, di Porro e di Del Debbio, di Giordano e di Floris, di Formigli e di Vespa, di Giletti e della Gentile…

Marianna li ha seguiti tutti fino allo sfinimento, ma l’unica consapevolezza che ne ha tratto è stata quella che i media, tutti, per alzare gli ascolti, stanno esasperando la cultura degli opposti a livello scientifico, sociale e politico, tralasciando il loro primo dovere, e cioè quello di una informazione chiara ed attendibile.

E qui ci sono i dati che parlano da soli.

Lasciamo stare il sofisma dei positivi che aumentano perché si fanno più tamponi in quanto lì è difficile farsi un’idea precisa, ma guardiamo la progressione numerica dei deceduti, dei ricoveri, delle terapie intensive. Ascoltiamo gli appelli e le testimonianze del personale sanitario, angeli caduti dei nostri giorni. Guardiamo a quello che succede in altri paesi. Non crediamo a tutto quello che ci dicono ma esercitiamo la nostra capacità di giudizio critico.

E dopo, solo dopo, applichiamo alla nostra vita i criteri tipici della “gestione del rischio” (risk management in inglese) cui fanno ricorso società ed imprese ormai a livello globale.

Ciascuno di noi dovrebbe innanzitutto fare un’attenta disamina di tutti gli elementi che compongono il grande puzzle della sua esistenza, dall’età allo stato di salute, dal contesto lavorativo a quello familiare e sociale; poi dovrebbe documentarsi attentamente sul nemico da combattere, ed infine dovrebbe cercare evitare di mettere a rischio la sicurezza propria e degli altri adottando comportamenti corretti non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello psicologico e del rispetto della sensibilità altrui.

Il rischio zero non esiste, lo sappiamo, ma sappiamo anche che due dispositivi di sicurezza sono meglio di uno, e che tre sono meglio di due…

Marianna non si aspetta più nulla dal Governo o dal giornalismo non scientifico, non è più disposta ad assoggettarsi ai fracassamenti quotidiani per ritrovarsi poi disorientata e confusa, ha stabilito un suo protocollo di gestione del rischio e vi si atterrà, checché dicano la sera in tv.

Amiche mie, facciamolo tutte, aiutiamoci reciprocamente in questo intento volto al bene comune, mettiamoci in sicurezza ma soprattutto mettiamo in sicurezza chi ci vive intorno senza stare lì ad aspettare l’ennesima conferenza stampa del nostro Premier. Non ne abbiamo bisogno.

Non dimentichiamoci che la nostra età non ci aiuta, ma che la voglia di vivere non manca e che desideriamo tutte andare oltre in buona salute.

E soprattutto, anche se forse presto sarà la realtà a rinfrescarci la memoria, non dimentichiamo la solitudine e la desolazione di quando abbiamo guardato il mondo dalla finestra. Abbracci