Sono in montagna, è sera, e aspettando l’ora di cena mi concedo un tè fumante davanti ad un’ampia vetrata dalla quale si ammirano alcune delle vette più ardite delle Dolomiti. Non posso dilungarmi molto perché sto scrivendo con lo smartphone, però ci sono delle cose che voglio dirvi.

Qui la parola vacanza ha un’accezione del tutto diversa rispetto a quella che vige in certi luoghi e per certa gente.

Qui fa rima con educazione, civiltà, rispetto per le persone, per la salute e per l’ambiente.

Sui sentieri talora impervi incontri solo gente “sana”, non i discotecari che alle 8 del mattino, quando tu inizi a salire, vanno a letto. Ci sono persone di ogni età: ragazzi e giovani che amano fare trekking, famiglie con bambini e cagnolini, persone over 60 come me ed il mio prode ex suocero imperfetto, tutti rigorosamente rispettosi delle distanze, tutti immancabilmente con mascherina nei punti di incontro come per esempio le baite e le malghe.

Negli hotel e nei bar si sta tutti a debita distanza e con l’oportuna protezione, e non manca mai il gel per la disinfezione delle mani.

Ci sono dei luoghi, evidentemente, che richiamano persone consapevoli e responsabili, mentre c’è n’è sono altri che richiamano quello che resta. Non parlo ovviamente del mare e delle spiagge, ma di certe situazioni in cui la salute pubblica è considerata un disvalore, salvo poi lo strazio ed il pentimento come quelli di una ragazza di cui si è letto sui giornali, che tornando a casa ha contagiato suo padre, ora in ospedale in gravi condizioni.

L’estate sta terminando, come ci dicono i cappucci di nubi agganciati dalle vette più alte ed aguzze e le brume piovigginose che ovattano le valli, ma purtroppo il covid-19 no.

Io sono felice ed orgogliosa di aver fatto una vacanza sana e responsabile, e penso che se l’avessero fatta anche altri, ora forse saremmo più sereni.