L’antipatia è quasi un tabù. E’ un sentimento negativo con il quale conviviamo con difficoltà perché, essendo il contrario della simpatia, non ci fa stare bene, e in fondo nessuno gode nel provare avversione per qualcuno.

Le ragioni di essa talvolta ci sono ben note ed a volte no.

In teoria vorremmo amare o comunque tollerare tutti perché questo ci sembra più accettabile, ci fa sentire più buoni, ed invece nostro malgrado accade che talvolta, per fortuna non tanto spesso, ci troviamo di fronte a persone che proprio non ci piacciono, della cui presenza nella nostra vita faremmo volentieri a meno.

Se a suscitare in noi antipatia fosse la nostra omologa 60+ Barbara D’Urso, poco male, basterebbe non guardare le sue trasmissioni e sarebbe tutto risolto, ma sappiamo bene che non sempre è così facile…

Se proprio siamo costretti, siamo in grado di ignorare questa nostra cattiva disposizione e di restare nell’ambito di una relazione più o meno formalmente corretta, però non possiamo negare che vedere o essere costretti a frequentare date persone possa farci stare male e anche parecchio.

Perché nasca un’antipatia non so dirlo, non sono del ramo, però sta di fatto che essa esiste e che ignorarla o dissimularla, come io stessa ho tentato inutilmente di fare per quasi tutta la mia vita, alla lunga crea dello stress e non è un vantaggio per nessuno.

E poiché non tutti possono piacere a tutti, va da sé che anche noi possiamo risultare antipatici.

Se una persona realmente non ci piacesse e dovessimo trovare la sua presenza insostenibile, dovremmo avere la possibilità, senza offendere nessuno né travalicare i limiti della buona educazione, di allontanarla dalla nostra cerchia intima e più largamente dalla nostra vita.

Non occorre cercare di sapere il perché proviamo sensazioni così negative in sua presenza, la verità è che le proviamo e che questo ci crea disagio, anche perché purtroppo esistono persone che sanno tirare fuori la parte peggiore di noi, quella oscura, quella negata, sottopelle ma ugualmente carne e sangue.

Se invece ci accorgiamo di essere noi a suscitare antipatia, non vale cercare di essere piacevoli con chi palesemente non ama stare in nostra compagnia, ci indurrebbe a falsare i nostri comportamenti nella ricerca di un consenso che comunque non otterremmo mai e poi mai.

La soluzione al dilemma si trova da sola ed in qualche modo consiste in una somma algebrica dove +1 e -1 si annullano: poiché l’antipatia, come la simpatia, è sempre reciproca, basta che i due “antipatici” imparino ad evitarsi a vicenda e si otterrà l’agognato “zero”. Saremmo tutti più felici e smetteremmo di sentirci colpevoli nel tentativo di convivere con la negatività di certi rapporti comunque impossibili.

Ed è qui che scatta il privilegio dei nostri 60+: abbiamo vissuto abbastanza da sapere chi siamo, chi sono le persone che conosciamo e cosa ci aspettiamo dalla vita.

Forti di questa consapevolezza, vogliamo solo stare bene e far stare bene quelli a cui teniamo, perseguire i nostri interessi ed i nostri ideali, aprire la mente a nuove esperienze, dunque non possiamo permetterci di disperdere vanamente le nostre forze. In parole povere, la vita ci ha insegnato a fregarcene del giudizio altrui, perché nell’ansia di piacere a tutti o di farsi piacere tutti, alla fine rischiamo di perdere di vista la cosa più importante: noi stessi.

Un’amica con cui di recente ho affrontato questo discorso mi dice che però poi così facendo le relazioni si impoveriscono e si corre il rischio di restare isolati.

Sarà anche vero e rispetto il suo punto di vista, ma non tutti usiamo gli stessi criteri di giudizio nei confronti della nostra vita sociale: c’è chi ha bisogno di molte frequentazioni per sentirsi bene e chi invece può farsene bastare anche solo una ma che sia bella. Non siamo tutti uguali e non è che normalmente incontriamo antipatici ad ogni angolo di strada, però il non andare a genio a tutti quelli con cui ogni giorno abbiamo contatti o il loro non andarci a genio è un diritto sacrosanto di ciascuno, una “laurea” che la nostra età ci conferisce honoris causa.

Ascoltate il mio consiglio.

Fuori da ogni tentazione di ipocrisia, consapevoli che il tempo fugge ed è prezioso, deponiamo al margine del nostro cammino anche questa inutile zavorra e cerchiamo di procedere più agili e mirati verso le nostre mete, quelle importanti. Si tratta di un lusso che in età più giovanili pochi possono permettersi perché il compromesso talvolta è indispensabile nella vita di lavoro e di relazione, ma che per noi 60+ è lì a portata di mano, basta volerlo. Ci sarà pure qualche vantaggio nell’invecchiare, no?