Tempi duri quelli in cui viviamo. Abbiamo cercato di reagire nel modo migliore alla pandemia ed alla quarantena nella speranza di uscirne presto, ma non possiamo certo dire, anche in considerazione di tutti i problemi che a livello mondiale sussistono ancora, che la nostra vita vada da dio.

Questo veramente non possiamo dirlo mai, ma anche se nessuno sa il perché inseguiamo sempre una perfezione tanto impossibile quanto dannosa per il nostro equilibrio psicofisico. In pratica tutti vorremmo andare al massimo per avere il massimo, ma in realtà mai nessuno ci riesce davvero. Se non sono i soldi è la salute, se non è la salute è il lavoro, se non è il lavoro sono i figli, se non sono i figli è la quarantena, se non è la quarantena è la comune fatica di vivere. C’è sempre qualcosa d’altro e qualcosa di più.

Normalmente crediamo di poterci alleggerire dai carichi ed evitare di pensare alle cose che ci affliggono cercando di distrarci, ma devo dirvi la verità: per me questo sistema non ha mai funzionato, e semmai ha peggiorato le cose. Quando ho qualche problema serio non riesco a marginalizzarlo, e se qualcuno mi dice “non ci pensare” mi rendo conto all’istante che non sono capace di ordinare a piacimento al mio cervello cosa fare e cosa non fare.

Al contrario invece, e questo vale per tutti, bisogna in un certo senso toccare il fondo, sentire tutto il peso dei problemi che ci assillano per riuscire a capire davvero che, poiché su certe cose non è possibile influire perché nessuno ha il pieno controllo di tutto ciò che accade, conviene accettare la propria vita imperfetta in quanto tale e farsene una ragione.

E’ questo il punto cruciale: l’imperfezione. E’ una parola che mi piace molto, e del resto se compare nel titolo di questo blog non è per caso.

Tutti siamo imperfetti, altrimenti saremmo Dio.

Specialmente noi occidentali, nel nostro mondo materialistico fatto di arrivismo e di perfezionismo a tutti i costi, siamo persuasi che l’imperfezione sia un enorme problema che inficia autostima e relazioni. Da qui il passo successivo, breve e pericoloso: se non siamo contenti di noi, finisce che cominciamo ad esaurirci per diventarlo e per poterci esibire degnamente sul palcoscenico sociale cui apparteniamo. Si inizia così a profondere tutte le energie disponibili per raggiungere mete impossibili e con un costo notevole: saremo sempre più infelici e stressati, mai contenti degli obiettivi raggiunti. E tutto quello che costa troppo nell’economia della nostra mente è sbagliato: si tramuta in ansia e depressione.

O.Burkeman su The Guardian, Regno Unito, in un recente articolo intitolato “Sono tempi difficili, meglio affrontare la realtà” ( https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2020/05/19/tempi-difficili-realta) dice quanto segue:   

Naturalmente, prendere coscienza di questo non basta magicamente a convincerci che non è un problema se siamo al limite della sopportazione, ammalati o in difficoltà economiche. Ma innesca una sorta di liberazione interiore. Siamo ancora in una brutta situazione, ma non cerchiamo più con tutte le nostre forze di uscirne perché è un’impresa impossibile. Inoltre, il risultato di questo diverso atteggiamento è che non finiamo per essere passivamente rassegnati al nostro destino. Anzi, siamo ancora più motivati a impegnarci in qualsiasi azione utile”.

Utile, amiche mie, non impossibile.

Prendete Marianna, una di voi, una come tante. In questo momento diciamo che non tutto le va alla grande. La salute, non si sa: c’erano dei controlli importanti da fare ma non sono stati fatti per via del covid, e questo di per sé è già abbastanza inquietante. Per quanto di bene e per quanto di male, alcune relazioni sociali si sono deteriorate, altre si sono allentate, ed altre ancora sono state interrotte (però alcune, evviva, si sono rafforzate). Alcuni membri della sua famiglia sono distanti e dovranno continuare ad esserlo: solo skype e whatsapp per vedersi. In casa ci sono talvolta momenti di tensione perché tutti sono provati dalla quarantena e si scatta su come molle. La consapevolezza di tanti lutti e tante sofferenze nel mondo abbatte lo spirito e infine, last but not least, gli abiti dell’estate scorsa le stanno alquanto tirati ed i capelli sono un disastro.

Certo, come si dice non è morto nessuno, ma neanche c’è da stare troppo allegri.

Tornando all’articolo suddetto, l’Autore sostiene che “la maggior parte di noi passa le giornate cercando a livello subliminale di arrivare a un punto in cui ha la sensazione di aver finalmente messo ordine nella sua vita e avere tutto sotto controllo, il che può significare aver raggiunto la sicurezza economica, essere diventati genitori perfetti, essersi lasciati alle spalle i traumi dell’infanzia, o qualsiasi altra cosa”, ma chequando ci rendiamo conto che stiamo inseguendo un miraggio, ci passa la voglia di rincorrerlo, e ci rilassiamo prendendo la vita così com’è”.

Ci sono evidentemente alcune cose che realisticamente possiamo modificare ed è giusto che ci impegniamo tutti a farlo, ma su altre non abbiamo alcun potere di controllo, ed allora bisogna metterle da parte, deporre le zavorre.

Per esempio, in questo momento di necessità posso dare aiuto ai vicini di casa ed è bene che lo faccia, ma non posso fare nulla perché l’epidemia nel mondo finisca, dunque non è utile assillarcisi su, anche se è sempre necessario stare alle regole.

Ed ora che possiamo muoverci un pochino, cerchiamo di goderci l’aria, il sole e la natura splendida del nostro bellissimo Paese. Anche in solitudine.

Vogliamo provare?