L’espressione body shaming, o derisione del corpo, significa prendersi gioco di una persona per il suo aspetto fisico o per il suo modo di vestire, di pettinarsi, di apparire, quando non corrispondono ai canoni accettati.

Di questa forma di bullismo mediatico è stata fatta di recente oggetto la giornalista Rai Giovanna Botteri, corrispondente da Pechino, la quale è stata più volte segnalata per l’abbigliamento o la pettinatura, a detta dei guru del settore, poco curati.

Di recente ci ha fatto dell’ironia anche Michelle Hunziker dall’Alto Tribunale di Striscia la Notizia. Lei che sostiene di battersi contro le discriminazioni, che a San Remo ha contestato Amadeus per il famoso “passo indietro” delle donne e il cui spessore culturale è universalmente riconosciuto (🤔🤣), ha dato voce ad un servizio molto inopportuno e molto criticato, cancellato poi dai siti ufficiali e dal web per vergogna. Anche se poi si è cercato di minimizzare e di buttarla poco credibilmente sulla celia bonaria. Della serie che la toppa è molto peggio dello strappo.

C’è stata per fortuna una unanime levata di scudi da parte di giornalisti, esponenti del mondo dello spettacolo e non, e l’interessata stessa non ha fatto mancare la sua replica, molto signorile e decisa, nella quale, riferendosi anche alle numerose colleghe di altra nazionalità presenti in questo momento in Cina, mette in luce come una giornalista debba e possa valere agli occhi del pubblico non per il suo aspetto fisico ma per quello che dice. Cosa che peraltro riguardo ai giornalisti maschi è considerata normale.

Una volta ancora una donna viene messa alla gogna non per valutazioni riguardanti la sua professionalità, che nel caso della Sig.ra Botteri è acclarata, ma per il suo look. Ancora oggi, segno che il Medio Evo non è terminato e che la questione femminile non è risolta.

Ditelo a noi 60+, che conosciamo alla perfezione il problema perché col passare del tempo diventiamo man mano invisibili o oggetto di derisione in quanto non più belle e giovani secondo i parametri imperanti, e ditelo anche a tutte quelle donne, pur giovani, che però hanno il culo o le tette o altro fuori ordinanza!

Magari siamo state e siamo donne in gamba, ottime professioniste, intelligenti, creative, divergenti, originali, abili, simpatiche, buone, ma chi ci guarda a queste doti se non siamo più o non siamo avvenenti? Bella domanda!

Intanto le signore della nostra tv, giornaliste e no, diversamente dalla sig.ra Botteri che deve andare in onda in orari impossibili per via del fuso e che forse non ha sempre tempo o voglia o possibilità di farsi pettinare e truccare, nei tempi del coronavirus (che ha chiuso parrucchieri, centri estetici e negozi) ci appaiono sempre ben vestite e calzate, con capelli e trucco impeccabili. Come la Hunziker, sono delle “privilegiate”, sempre che il loro sia un reale privilegio e non un ulteriore umiliante asservimento all’immaginario femminino dominante, e nonostante la pandemia hanno sempre chi pensa ad abbigliarle, a coprire la loro ricrescita, a fare loro la piega ed a intonacarle di cerone. Una casta a parte. Un segno che le regole e la necessità di fare sacrifici non valgono per tutti.

Certo, devono (anche) fare spettacolo, il loro mestiere è (anche) apparire, però neanche si può pretendere che non si notino differenze tra loro e chi invece è sulle barricate dell’arrabattamento quotidiano e che da un po’ fa fatica a non portare i capelli come scope. Un minimo di understatement, per rispetto, non guasterebbe.

La Sig.ra Botteri è una che bada al sodo, ed è in lei che vogliamo identificarci: una donna intelligente, competente, brava, coraggiosa, anticonformista, che lotta e rischia sul campo in un momento difficile ed in una parte difficile del mondo, e non fa come tanti suoi colleghi maschi che “combattono” dagli studi televisivi vuoti, con pelata incipiente e pancetta.

Allora, delle orecchie a sventola di Federico Gatti, inviato del TG5 a Londra, vogliamo parlarne?

E’ body shaming? Non si fa? Concordo, però perché sulle donne sì