Ci sono stupidaggini che fanno sorridere e stupidaggini che danno fastidio.

Al primo gruppo appartengono tutte le spiritosissime trovate sui look della quarantena e dello smartworking, al secondo gli improbabili articoli di numerose testate, soprattutto femminili, che cercano di imporci i dettami della “moda casalinga”. Eccovi alcuni titoli che ho letto solo oggi: “ XY con le mollettine griffate: in quarantena non rinuncia al trend primaverile”, “Quarantena ma con stile, tutti i look da indossare in casa (per non restare in pigiama)”, “ZW, quarantena super chic a Los Angeles col marito KJ e la figlia AB”, “Comfy chic: i tips per stare a casa senza rinunciare allo stile” (i nomi veri sono stati sostituiti da lettere non per rispetto della privacy ma perché si tratta di persone che non sono di esempio a nessuno e che pertanto non vale neanche la pena di nominare).

Secondo alcune teste di cavolo, in maggioranza giornalisti che non sanno più che pesci prendere per restare sul pezzo, dovremmo rinunciare alla nostra appena conquistata e impagabile libertà casalinga di vestire come ci pare per curare il nostro look secondo i diktat della moda!

Ma andatevene tutti a quel paese!

Il distanziamento sociale non deve ovviamente indurci a smettere di curare la nostra persona, dobbiamo assolutamente evitare di essere sciatte perché la sciatteria nell’aspetto può trasformarsi in sciatteria dell’anima ed abbrutimento, ma perbacco, lo faremo a modo nostro!

La parola look deriva dall’inglese looking, guardare, e quando a guardarci siamo in definitiva noi stesse in primis e pochi altri intimi in secundis, le solite regole saltano, non valgono più. Senza un palcoscenico sociale vale solo ciò che sentiamo di essere e ciò che vogliamo essere. Con buona pace dei rotocalchi della moda e delle loro tirature.

Non voglio negare che la moda abbia una rilevanza economica ed un indotto importante che si traduce in lavoro per molti addetti ma via, non siate ridicoli, la moda in questo momento non ci interessa! Abbiamo altri pensieri, e forse dopo la pandemia non ci faremo manipolare mai più né convincere a trasformarci in manichini spendendo peraltro una barca di soldi.

Quelli che lavorano in smartworking, per esempio, molti dei quali giovani, sono ormai a tutti gli effetti degli spassosissimi mezzi busti che il più delle volte indossano abiti da ufficio fino alla vita, e poi mutande o pantaloni della tuta e ciabatte dalla vita in giù. Ne ho un fulgido esempio nella mia cucina, dove si tengono importanti riunioni e videoconferenze con sfondo editato accanto al minestrone che sobbolle ed alla infaticabile macchina del caffè espresso. E dove nei momenti topici sono costretta a tenere la mano sul muso del nostro povero gatto, che non diventa blu solo perché da gatto non può farlo, affinché non si manifesti inopinatamente agli interconnessi.

La nostra pelle però, che da tempo non conosce trucco ma solo trattamenti idratanti e impacchi casalinghi, anche in virtù della diminuzione dello smog ci sta ringraziando con un colorito migliore e con qualche sgrinzetta in meno.

Bene, più che bene, ma la croce più grande, purtroppo, restano sempre i capelli, e anche senza palcoscenico sociale nessuna 60+ può tollerare di guardarsi allo specchio e di vedere quei terribilissimi due centimetri diversamente giovani…ne va del buon umore e dell’autostima.

Però anche se nessuna di noi può fare a meno a lungo del suo fidato parrucchiere, vi assicuro che a tutto c’è rimedio…In una delle mie incursioni-spesa al supermercato ho acquistato una tinta da fare in casa e con un po’ di coraggio, soprattutto facendo tesoro dell’esperienza rubata con gli occhi in anni di sedute in salone, sono riuscita a coprire l’orribile ricrescita.

E’ andato tutto bene, il lavoro non è stato poi malaccio, solo che non dimenticherò mai la faccia orripilata di mio marito che, entrando improvvisamente in bagno e vedendomi per la prima volta in quel frangente, ha rischiato di farsi venire un infarto. Lezione: chiudersi sempre a chiave per difendere la propria privacy ed il proprio matrimonio…

La parola chiave in quarantena è una: libertà.

Pelle curata e idratata, certo, capelli puliti ed in ordine, mani con manicure e creme emollienti alla glicerina (come faceva tutte le sere la mia mamma) ma senza smalto, che adesso non serve ed alla lunga danneggia le unghie, e poi mettiamoci comode: non in pigiama, certo, ma una bella e comoda tuta perché no? E perché no un leggins animalier con pantofole di pelouche come la ragazza della foto?

Non è fashion? Benissimo, ci può stare, ma a chi importa, e chi potrebbe mai impedircelo?

Non è solo “coprirsi”, come titola Angelo Flaccavento sul Sole 24 Ore, ma un esercizio di libero arbitrio. Liberté, egalité, desabillé!

Un diritto, una boccata di aria pura, un rifiuto delle convenzioni e delle costrizioni di un mondo ormai finito e superato dalla storia, e che forse non sarà mai più lo stesso perché abbiamo imparato a badare ad altre priorità.