Siamo chiusi in casa e lo stiamo facendo con tanta buona volontà, persuasi che sia per il bene di tutti, però forse nessuno riflette mai sul fatto che nel nucleo familiare costretto a condividere h24 uno spazio abitativo talvolta esiguo possano svilupparsi dinamiche relazionali tossiche. Non a caso in queste ultime settimane è stato registrato un cospicuo aumento delle violenze domestiche, tanto da indurre alcuni sviluppatori a creare addirittura delle app dedicate alla denuncia senza dover uscire di casa.

Alzi la mano chi in questi giorni non ha avuto almeno un battibecco in casa!

Sono certa che nessuno lo abbia fatto…

Sentite cosa scrive Nonna Angelina, facendosi interprete con molto humor del sentire di tutte noi:

“Dopo tutto questo tempo reclusi tra quattro mura, per giovincelli come me e il mio consorte, cominciano a prospettarsi all’orizzonte delle nuvole di insofferenza. Siii… non risulta facile per nessuna coppia stare “core a core” 24 ore su 24. Giuro che, dopo 40 anni di discreta felicità matrimoniale, mai avrei pensato di diventare così pesante, rompipalle e spizzichina, sempre pronta a ribattere e rimbeccare su ogni cosa, anche la più sciocca, degnamente seguita dal maritozzo che non perde una battuta. In alcuni frangenti non propriamente sereni, mi sembra di vedere uscire dalle nostre bocche incazzate le classiche nuvolette dove c’è scritto di tutto e di più …. Aiuto, corriamo ai ripari, diamoci ‘na calmata! Per fortuna alla nostra età e dopo tanti anni di convivenza abbiamo le armi, la pazienza e la maturità per superare il momento, ma se questa situazione si fosse presentata nei primi decenni di matrimonio non so se avrei retto. Il mio pensiero va alle coppie giovani che devono mettere in campo molte più risorse per uscire indenni o perlomeno poco ammaccate da questo periodo difficile…Speriamo che gli avvocati matrimonialisti non facciano affari d’ oro alla ripresa del quotidiano!”.

Molto attinente a questa tematica è il contenuto dell’articolo “Spazio personale e stress: invadere l’intimità” comparso sul sito “La mente è meravigliosa” in data 19 marzo 2018 (https://lamenteemeravigliosa.it/spazio-personale-stress/). Ve ne riporto alcune parti a mio avviso estremamente significative.

Lo spazio personale è un territorio privato, intimo ed esclusivo che nessuno può invadere o fare suo. Non fa riferimento solo alla componente fisica, riguarda anche l’invasione da parte di altri stimoli, come il rumore, le emozioni che ci trasmettono altre persone, un carico eccessivo di informazioni o le costanti interruzioni nei nostri momenti di solitudine o intimità.

…Le persone hanno bisogno di uno spazio personale sicuro per sentirsi protette, per ridurre lo stress e concentrarsi.

Non possiamo tralasciare un aspetto importante. Lo spazio personale non fa riferimento solo ai centimetri precisi che ciascuno tollera rispetto alla presenza fisica altrui, lì dove la voce, l’alito, il calore corporeo altrui ci danno fastidio e risultano persino una minaccia. Lo spazio personale è anche una bolla che può scoppiare di fronte a qualsiasi tipo di stimolazione psicosensoriale.

In altre parole, aspetti come l’arredamento, la decorazione, la mancanza di illuminazione o l’odore di un determinato ambiente possono anch’essi essere fonte di stress. A sua volta, non poter disporre di intervalli di tempo da dedicare a se stessi, essere sempre sorvegliati o controllati sono una chiara invasione del proprio spazio personale.

…Non è necessario entrare in un ascensore pieno di gente per provare disagio, spesso le “aggressioni” più serie provengono dalle persone che ci sono più vicine. Da ciò deriva la necessità imperante di saper porre dei limiti.

…Teniamo conto del fatto che definire, delimitare e proteggere il proprio spazio personale è molto importante per la nostra sopravvivenza. È anche un esercizio di auto-conoscenza con il quale comprendere che tutti abbiamo delle barriere rosse, delle linee che nessuno deve superare perché è lì che si trova la nostra autostima, è lì dove è contenuto il nostro equilibrio, la nostra preziosa identità…

Ralph Adolph e Daniel P. Kennedy, neurologi del California Institute of Technology (Stati Uniti), hanno scoperto che nel cervello vi è una struttura che ci dice dove sono situati i limiti del nostro spazio personale. Si tratta dell’amigdala, quella piccola regione associata alla paura o al nostro istinto di sopravvivenza.

Questa scoperta è senza dubbio interessante e ci rivela un dato essenziale: il cervello misura i limiti personali di ciascun individuo. È come un pulsante di allarme personale che ci indica che qualcosa o qualcuno ci disturba, che invade la nostra intimità o viola la nostra integrità fino a risultare minaccioso ai nostri occhi.

…La prossemica, la scienza che studia gli effetti delle nostre interazioni nell’uso dello spazio, ci ricorda che una delle nostre maggiori fonti d’ansia è vedere che siamo sempre più “ammucchiati” in tutti i sensi. Non disponiamo solo di un minore spazio fisico per tutto, ma riceviamo talmente tanti stimoli, pressioni e interazioni su tutti i fronti che a malapena mettiamo dei filtri. Lasciamo che tutto ci travolga, che ci colga, che ci circondi…

…Dobbiamo saper gestire i nostri limiti personali. Dobbiamo imparare a stabilire delle distanze fisiche e psicologiche in tutte le dinamiche esterne che attaccano la nostra intimità e che si concretizzano come potenti fonti di stress.

…Essere espliciti nell’indicare dove si trovano i nostri confini personali ci aiuterà a relazionarci molto meglio con gli altri, perché solo così daremo forma a contesti sociali più rispettosi, produttivi e, soprattutto, salutari.”

Insomma, e mi riferisco soprattutto a quest’ultima affermazione, sembra che per poter convivere non dico in armonia ma almeno in tranquillità, ora più che mai dobbiamo essere fermi nel difendere i nostri spazi fisici e psicologici, altrimenti al carico della pandemia aggiungeremo quello dell’infelicità coniugale e domestica.

Se li volete, Marianna ha alcuni consigli per voi. Con tutti i limiti del caso.

Innanzitutto, anche se abbiamo una casa piccola, delimitiamo un’area privata dove svolgere le nostre attività individuali. Un angolo della cucina, o del salotto, se proprio non si può avere a disposizione un’intera stanza, col nostro pc, il nostro cesto del cucito, il nostro necessaire per la manicure, i nostri libri… dove nessuno possa mettere mano o becco, e al tempo stesso disponiamoci a rispettare lo spazio altrui.

Cerchiamo di individuare le competenze casalinghe di chi vive con noi e cerchiamo di non essere invadenti.

Se a vostro marito fosse toccata la voce “svuotare la lavastoviglie” non state lì a questionare su come rimette a posto le cose nelle scansie e nei cassetti della cucina (male), come pure impedite con decisione ad un marito che non abbia mai acceso neanche un fornello di indottrinarvi, dopo che lo ha letto in internet, su come mantecare un buon risotto…A ciascuno il suo…

Cercate di non stare sempre insieme negli stessi spazi, anzi state il più possibile alla larga. Non pretendete di fare insieme le cose, non sono più tempi, questi.  Se l’uno ha fame alle 12 e l’altra non mangia fino alle 14, fate in modo che sia possibile assecondare entrambi, non sarà una tragedia rinunciare qualche volta al rito della tavola condivisa. E se i ritmi del sonno, già così precari a causa dell’angoscia di questi giorni, dovessero rivelarsi inconciliabili, non state troppo a pensarci e dormite separati.

Avremo tempo in seguito di ristabilire la quotidianità a cui eravamo abituate.

La salute fisica e mentale di tutti noi, i nervi saldi e il cercare di stare sereni il più possibile nel tempo del lockdown da pandemia ora sono di prioritaria importanza, perché nessuno può permettersi di crollare.

In conclusione, amiche mie, seguiamo il nostro buon senso, allentiamo le tensioni, sentiamoci libere e facciamo sentire libero chi vive con noi, è l’unico modo per non sviluppare stress e aggressività reciproca.

P.S.:Un giorno vi dirò perché amo tanto i dipinti di Edward Hopper con i quali accompagno tanti dei miei articoli