Dobbiamo stare a casa, è giusto ed è doveroso, ma non è detto che sia facile.

Stiamo tutti cercando di impiegare al meglio il nostro tempo, di far sì che lo scorrere delle ore ci sia il più lieve possibile, ma oggettivamente non sempre ci riusciamo anche per cause insite nel modo di funzionare del nostro cervello. Chi lo volesse, può leggersi a tale proposito l’articolo di Annamaria Testa pubblicato in data 26 marzo 2020 su Internazionale ed intitolato “L’insostenibile bisogno di darsi una scossa” (https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2020/03/26/coronavirus-noia-suggerimenti ) : secondo alcuni studi comportamentali, una stragrande maggioranza di persone lasciate (anche per pochi minuti) in una stanza da sole coi propri pensieri, preferisce prendersi una scossa elettrica – vera – per poter uscire il prima possibile dall’isolamento piuttosto che proseguire in un tale stato di deprivazione relazionale.

Inoltre, sempre secondo lo stesso articolo, se da un lato la noia si presenta con il suo “lato oscuro” di ansia e di depressione, essa ha anche un “lato luminoso”, quello di spingerci ad ingegnarci, a cercare, a scoprire, ad inventare per migliorare il nostro vissuto.

A riprova di ciò, tutti noi abbiamo cercato e stiamo cercando di tenerci occupati in mille modi creativi aguzzando l’ingegno, e questo in lockdown è una buona cosa, ma via, dobbiamo ammettere che la prospettiva di poterci concedere giornalmente  anche qualche parentesi di vero ozio non è poi così male. Ed è così che in molti stiamo riscoprendo il potere di intrattenimento di “mamma tv”.

Per sopravvivere all’angoscia, almeno per ciò che mi riguarda, ho dovuto limitare al massimo i talk sul covid-19, martellanti e spesso contraddittori, dove tutti sono diventati eminenti virologi, per cui ho deciso di seguire solo qualche tg attendibile. E poi…quello che resta è tanta voglia di evasione…

E’ così che,lettura a parte, ho ri-scoperto le serie tv. Sì, insomma, le fiction, le telenovelas, le soap opera, di cui si parla quasi sempre con un sopracciglio alzato, come a voler sottolineare che non si tratta di opere di spessore bensì di intrattenimenti di basso profilo culturale.

Non dico che siano sempre produzioni da oscar (anche se qualcuna lo è), mi rendo conto che molte persone le snobbano per definizione, ma penso che talvolta si giudichi troppo affrettatamente, forse con presupponenza e superficialità.

I primi a capire le potenzialità di questo tipo di programmi furono gli sponsor, prima radiofonici e poi televisivi, i quali intuirono la potenziale presa (con i potenziali guadagni) che esse avrebbero avuto sul segmento di pubblico interessato, cioè inizialmente quello delle donne che lavoravano a casa.

Nel tempo molte cose sono cambiate, e sono cambiati diversificandosi i target.

Le produzioni hanno spinto autori e sceneggiatori a creare intrecci sempre più avvincenti, lasciamo stare se verosimili o meno, nella consapevolezza che il meccanismo di identificazione con i vari personaggi, la possibilità di entrare in realtà familiari o sociali o storiche lontane e inusuali, la ritualità di un appuntamento quotidiano regolare e consecutivo, hanno generato nello spettatore un meccanismo di fidelizzazione che ne ha decretato il sicuro successo.

Inoltre i filoni narrativi di ciascuna serie sono improntati a medesimi schemi ripetitivi e prevedibili: eroi buoni, antieroi cattivi, allontanamenti, prove, aiutanti, avversari, trame oscure, inganni, ordini disattesi, promesse infrante e conseguenti punizioni, lieto fine con eroi quasi sempre premiati e malvagi quasi sempre puniti, vittoria finale del bene sul male…come nella più classica e amata delle fiabe e nella migliore tradizione (vedi le “sequenze” di Vladimir Jakovlevic Prop in “Morfologia della fiaba”, Leningrado 1928, Einaudi 1966). Quale evasione migliore e più a portata di mano di questa?

Abbiamo tempo e disponiamo delle tecnologie necessarie, per cui stiamo vedendo o rivedendo le storie che più ci intrigano, godendoci una rilassante full immersion in esse, fiabe del nostro tempo, senza neanche dover aspettare il giorno o la settimana seguenti per vedere l’evoluzione di una story line.

Non possiamo uscire, non possiamo incontrarci, non possiamo abbracciarci, in questo momento ci è consentito solo muoverci dentro la nostra casa e dentro la nostra mente, ed allora ben venga una bella soap dove amori, dissapori, vendette, colpi di scena, sesso e rock and roll ci aiutano per un po’ a diminuire la pressione dei nostri pensieri negativi, e forse ci impediscono anche di cadere in depressione, con buona pace di quelli che invece meglio Attenborough…con tutto il rispetto, ovviamente.