In queste belle giornate avrei voluto dirvi delle tante cose magari futili e civettuole che ci piacciono tanto. Avremmo potuto discutere di fiori da piantare in giardino o sui balconi, oppure di abiti ed accessori primaverili, di viaggi o di vacanze, di film o di mostre d’arte, e invece come tutte voi sono qui a guardare attonita il mondo dalla finestra ed a parlarvi con il lutto nel cuore, per il nostro Paese e per una vita che non riavremo più.

Sì, tutti cerchiamo di farci coraggio gli uni con gli altri, diciamo che tutto andrà bene, abbiamo assistito con partecipazione sincera ed un pizzico di patriottismo ai cori ed ai concerti dai balconi, ma le settimane passano e ci sentiamo sempre più scoraggiati, sempre più prigionieri, sempre più privi di prospettive.

Stamattina, con una certa riluttanza, sono dovuta uscire di casa per fare la spesa. Ho compilato l’autocertificazione, ho indossato i guanti e la mascherina (l’unica di cui dispongo, sempre quella), e fuori del supermercato ho trovato una situazione inquietante. Una lunga coda per gli ingressi contingentati, muta, e la gente che non solo sta a distanza ma evita persino di guardarsi negli occhi. Forse lo facciamo per sentirci più forti e non dover rimpiangere troppo quelle semplici parole di saluto, quei sorrisi che non avremo più modo di scambiarci chissà per quanto ancora.  Mentre giravo per gli scaffali, fortunatamente ancora ben forniti, mi veniva da piangere.

Sono in lutto per tutti quei malati e quei morti soli, senza i loro cari accanto, e finché vivo non potrò mai dimenticare la fila dei camion militari che di notte portavano le salme di Bergamo agli inceneritori, forse l’immagine più iconica di questi giorni.

Sono in lutto per tutti i popoli di questo pianeta, perché nessuno la scamperà, ormai è certo.

Come faremo, ammesso che la scampiamo, a continuare a stare bene con i nostri familiari lontani? Quanto dovremo aspettare per rivederci, riabbracciarci, mangiare insieme o festeggiare una ricorrenza? Quando riavremo una vita sociale? E, soprattutto, i giovani, o i padri e le mamme di famiglia, potranno ancora avere un lavoro?

Tutte domande a cui per ora non ci sono risposte.

Perciò scusatemi, amiche mie, se non mi riesce di affrontare con leggerezza altri temi che non siano attinenti alla tragedia mondiale che stiamo vivendo, ciascuno di noi nel chiuso delle mura della sua casa e prigioniero dentro il perimetro della propria tristezza.

Aspettiamo, vediamo, e speriamo in tempi migliori!