Non è il momento di stare a discutere, facciamo quello che ci viene detto, stiamo a casa il più possibile ed atteniamoci alle regole.

Se è vero che siamo in guerra, come sostengono ormai in molti, una volta tanto eseguiamo gli ordini da veri soldati, cerchiamo di contenere l’emergenza rispettando le regole, mostriamo civiltà, e la corte marziale lasciamola per dopo.

Non è questo tuttavia l’argomento del post di oggi, poiché Marianna non avrebbe davvero niente da aggiungere a quanto già si dice e si fa per combattere l’epidemia.

Ciò su cui vorrei invece invitarvi a riflettere sono gli “effetti collaterali” che questa ha prodotto nella gente.

A fronte di veri atti di eroismo da parte di coloro che, in prima linea, combattono con tutte le loro forze il virus e a vario titolo continuano ad occuparsi della salute pubblica, ci sono quelli che pretendono di continuare irresponsabilmente a vivere la loro vita come sempre senza rinunciare a nulla, senza tener conto di nessuno.

Da un lato ci sono “le ragazze del quarto piano” che in un condominio lombardo si sono offerte, a titolo gratuito, di fare la spesa per gli anziani e per i malati, e dall’altro ci sono i ragazzi che non rinunciano alla movida e alle bevute, specialmente adesso che non vanno a scuola, infischiandosene dei divieti, e in fondo infischiandosene di tutto. Si sentono invulnerabili, immortali, forti del fatto che il coronavirus “prende solo i vecchi e i malati” (cosa peraltro più volte smentita), ignari o noncuranti del fatto che questi “vecchi” e questi “malati”, i loro stessi genitori o nonni, potrebbero morire di egoismo e di superficialità.

C’è voluto un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per porre fine alle insensatezze della gente.

Ecco, se i nostri ragazzi (anche se per fortuna non tutti) sono questi, dobbiamo interrogarci noi, le generazioni che li hanno preceduti e talvolta “diseducati”, nessuno escluso.

Una mia amica, nonna, mi ha raccontato di un suo nipote liceale: sabato sera voleva uscire a far baldoria con gli amici, ma i genitori giustamente gli hanno fatto notare che se non poteva andare a scuola per non contrarre e propagare il virus, nemmeno gli era permesso di uscire a cena con la combriccola e girare per bar o pizzerie.

Chiaramente ci sono state le discussioni e le porte sbattute, con tutto il corollario di botte e risposte che solitamente accompagna le liti in famiglia, ma quei bravissimi genitori non hanno ceduto alle minacce ed ai ricatti, ed il nipote della mia amica è rimasto a casa. Lui solo, però, perché tutti gli altri, con genitori meno attenti e più permissivi, hanno fatto la loro solita uscita.

Allora ce la vogliamo prendere coi ragazzi?

Perché sembra ormai così difficile per un genitore opporre un fermo no a certe dissennatezze?

Facciamo tutti mea culpa.

Noi in primis, discendenti di quelli che avevano vissuto gli anni difficili della guerra e del dopoguerra, che volevamo crescere i nostri figli (ora genitori dei nostri nipoti) nell’abbondanza del ritrovato benessere, nella convinzione irrealistica che fossero arrivati tempi più facili, che “ci pensano mamma e papà”, i grandi baluardi contro i mali del mondo.

Anche se il nostro intento era formare una prole serena, felice, al riparo dai problemi di ogni tipo, in fondo in fondo l’abbiamo poi indotta nella convinzione errata che la vita fosse una passeggiata.

In troppi casi però, purtroppo, questi figli nati col paracadute hanno cresciuto a loro volta, con il concorso di una società e di una scuola facilone, figli irresponsabili, tiranni, convinti che tutto sia lecito e che tutto sia un diritto. Come continuare a sbevazzare promiscuamente il sabato sera pur in questi giorni inquietanti, imbottirsi di alcool e di virus, e poi tornare allegramente a casa ad uccidere i propri cari.

Ecco mie care amiche, vi dico quello che penso: ora che genitori e figli trascorrono molto più tempo in casa e insieme, qualora ci fossero dei problemi di questo tipo sarebbe il caso di cogliere al volo l’inattesa opportunità di riprendere un dialogo educativo di qualità. Siete d’accordo?