Carissime amiche, scusatemi se vi ho trascurate per tutti questi giorni, ma sono stata davvero molto impegnata. Tra le tante, ho fatto anche la nonna, e come sapete in queste circostanze c’è poco tempo per pensare ad altro.

Mi si erano affollate nella testa molte cose da raccontarvi, ma adesso tutto mi sembra futile di fronte all’ emergenza che il nostro paese nel giro di pochi giorni si è trovato a dover fronteggiare.

Sto parlando del coronavirus, ovviamente.

Ne avevamo un po’ paura, certo, ma non pensavamo mai che sarebbe successo davvero… così vicino…così pauroso…

Non voglio entrare nel merito politico, non è il momento delle polemiche inutili (anche se due o tre cosine mi piacerebbe dirle a gran voce) ma ormai ho l’impressione che dobbiamo accettare l’idea che, come si dice, i buoi siano scappati dalla stalla e che non sia possibile riportarli indietro.

Dobbiamo renderci conto che questo mondo così progredito, ipertecnologico, globalizzato, interconnesso, in fondo non sia che un enorme gigante dai piedi di argilla…

Del resto viviamo in tempi strani, in cui morire per dimostrare che la terra è piatta, o tentare di negare la possibilità di una grave epidemia per fini economici e/o propagandistici di stato, oppure minimizzarne gli effetti scambiando norme di sicurezza sanitaria con il politicamente corretto, discutere su tutto e su niente nei talk show televisivi per mostrarsi migliori degli altri (a parole), non rende un gran servizio a questa umanità inerme, apparentemente forte ma pur sempre esposta ai pericoli più inaspettati, come accade dai tempi abissali della sua evoluzione primordiale.

Solo qualche giorno fa ho gironzolato tra fiumane di persone in una grande città piena di vita, ho guardato le vetrine, sono entrata nei bar e nei negozi, ho pranzato e cenato nei ristoranti, ho visitato mostre, ho passeggiato nei parchi, ho preso taxi, metropolitane, treni…ed ora a quel che mi risulta è tutto finito, la nostra vita sembra essersi fermata, cristallizzata, come nel diorama di un museo.

Io credo che ci siano dei momenti, nella storia del mondo come nella storia delle persone, ed a volte nell’una e nell’altra insieme, in cui tutto crolla senza preavviso ed il tempo sembra modificare in modo sostanziale il suo normale corso.

E’ accaduto per l’impatto di asteroidi, per le grandi rivoluzioni e per le grandi guerre del passato, per le scoperte, per i disastri naturali e non, per la nascita di grandi uomini, per l’avvento di Gesù…e non so perché ora ci eravamo tutti convinti, almeno noi occidentali, di essere ragionevolmente al sicuro, che niente sarebbe più cambiato se non a nostro vantaggio.

E invece no, ci voleva un virus nuovo, sconosciuto, al momento incontrollabile, per ricordarci che noi umani potremmo essere una forma di vita passeggera su questo pianeta, come i dinosauri, di cui ci restano gli enormi scheletri, le orme fossili, ma che si sono inesorabilmente estinti da milioni di anni.

Anche a non voler essere così catastrofisti, se questo virus non verrà fermato nel giro di poche settimane o al più pochissimi mesi, è probabile che provochi degli sconvolgimenti molto forti nel nostro stile di vita.

Forse la nostra quotidianità cambierà fin dalle fondamenta: magari smetteremo di viaggiare, o di andare al cinema, o di uscire a cena, o di incontrarci, o di lavorare con le modalità usuali, chissà per quanto ancora.

Forse le borse crolleranno, le attività economiche e i conseguenti equilibri si modificheranno insieme con la qualità della vita ed il benessere, e forse dopo il mondo non potrà dirsi più lo stesso.

Però, come ci insegna la Storia, la civiltà umana rinasce sempre dalle sue ceneri come un’araba fenice, l’uomo ha pur sempre l’intelligenza necessaria per poter imparare dai propri errori e (chissà?) magari dopo ci sarà un mondo migliore, più giusto, più equo, più rispettoso dell’altro e del diverso. Più attento ai bisogni, alle emozioni ed ai sentimenti della gente. Più vicino alla natura, ai giovani, ai bambini, agli anziani, ai deboli.

In una parola più “umano”.

Utopie? Forse, ma non bisogna mai smettere di credere nel bene, no? Voi che ne pensate?

Intanto mie care amiche 60+, anche se siamo in buona salute, atteniamoci a tutte le norme igienico-sanitarie che ci vengono impartite per prevenire il contagio, e siamo sempre attente e prudenti, perché le statistiche del coronavirus non ci sono amiche… Abbracci.