Girando qua e là nei siti di news ho letto che ieri, in una tipica trasmissione tv di prima fascia trash-pomeridiana in cui si incontrano Signore e Signori maturi scopo relazione amorosa, una delle Dame abitualmente presenti in studio, di nome Gemma Galgani, si è esibita in una passerella un po’ osé.

Va bene, normalmente il bon ton ci insegna che è sempre meglio evitare simili esibizionismi, a qualunque età, ma tra la signora interessata e gli opinionisti della trasmissione pare siano volati stracci, con abbondanza di “non ti vergoni!”, “alla tua età!”, ed altre invettive che sinceramente non ricordo. In sintesi, si voleva mettere in risalto che “era come vedere la propria mamma in reggicalze”.

Marianna non entra nel merito, anche perché non ha visto la trasmissione, ma si domanda: perché un uomo, diciamolo pure, anziano, checché faccia e qualunque cosa dica, pelato e grasso che sia, tutt’al più suscita un bonario sorriso, mentre una donna, anche se va detto che la Galgani ha un personalino niente male,  suscita nelle medesime condizioni odio e male parole?

Un’altra riprova che nell’immaginario collettivo sessista quando una donna esce dall’età fertile è soggetta ad un progressivo e veloce imbefanimento destinato a privarla di presenza, eleganza, desiderio di piacere, attributi sessuali, aspirazioni, mentre per contro un uomo resterebbe (ebbe ebbe) sempre appetibile come maschio (mah!).

Nella preistoria, quando le mie amiche ed io eravamo ancora suocere imperfette, abbiamo discusso di blog di orride (è così che allora chiamavamo le nuore tossiche di alcune di noi) che, in una sintesi malefica tra body shaming e cyberbullismo, non facevano altro che stigmatizzare, usando soprattutto l’arma del ridicolo, il cattivo gusto e le velleità di eleganza delle loro suocerazze dall’aspetto tipo bidone aspiratutto, dai capelli color cacca e dalle calze dentro i sandali.

Inutile dire Sharon Stone, Michelle Pfeiffer, Madonna, Laura Morante, Ornella Muti, le grey models…ad una “certa età” devi (o dovresti) tirare i remi in barca, inforcare gli occhialini, indossare i mutandoni, interessarti precipuamente delle tue funzioni corporali e dedicarti unicamente a spadellare, sferruzzare, o nella migliore delle ipotesi a cantare con voce tremula nel coro della parrocchia. Almeno secondo alcuni.

Io sono in qualche modo, invece, sicuramente in controtendenza, solidale con Gemma Galgani: se vuole mostrare la farfallina chi siamo noi tutti per dirle di non farlo? Come spettatori abbiamo sempre in mano l’arma del telecomando, e se qualcosa non ci piace possiamo cambiare canale e vederci un bel documentario su National Geografic. Se proprio fosse necessario continuare a guardare la tv.

Perché dobbiamo essere sempre convinti di sapere di quello che si fa e quello che non si fa? Perché dobbiamo sempre armarci di conformismo ed attaccare chi agisce in modo diverso dal nostro? Chi ci dà questa superiorità morale?

Non abbiamo accettato da suocere imperfette, tanto meno accettiamo ora che siamo ex, gli stereotipi e le etichette che ci si affibiano arbitrariamente in quanto donne mature.

Il tempo passa, certo, e lascia i suoi segni, ed anche se nessuna di noi può e vuole negarlo ci domandiamo: ma siamo davvero delle Befane?

Per certi aspetti va bene, la Befana è in fondo una nonnina buona che ama tanto i bambini e questo accostamento non ci dispiace poi tanto, ma guardateci: non abbiamo il nasone col porro, il cappellaccio calcato sui capelli incolti e stopposi, la palandrana con le toppe, e non viaggiamo sulla scopa di notte.

Siamo invece piacevoli, curate, sapientemente attente al look, positive, mangiamo sano, andiamo in palestra, e se qualcuna di noi vuole ancora esibire la farfallina, beh…che lo faccia, soprattutto se alle spalle ha una rete televisiva che in fondo con queste cose ci fa cassa.

Noi ex suocere imperfette comunque, befane o no, ci siamo, siamo di nuovo nel web, sempre noi, sempre presenti, e ancora una volta non la daremo vinta alle banalità ed ai luoghi comuni!