Pablo Picasso, Ragazza di fronte allo specchio (1932)

Nel blog “Le suocere imperfette”, come sapete ormai scomparso dal web, il vero salto di qualità credo sia avvenuto quando abbiamo cominciato a riflettere ed a discutere sulla difficile arte della compassione e del perdono. Quando cioè abbiamo compreso che il male ricevuto, più che indignarci e suscitare i nostri rancori, dovrebbe indurci alla compassione verso chi ci offende, perché chi fa del male è vittima di se stesso, dei suoi limiti e delle sue personali problematiche irrisolte. E quando a seguire abbiamo capito che, date queste premesse, essendo la possibilità di errore equamente e democraticamente distribuita, perdonare in nome della comune fallibilità è un gesto quasi inevitabile e di grande valore etico.

Certo, perdonare non è dimenticare e neppure manifestare debolezza, è solo ammettere che sì, tutti possono sbagliare, ma anche che tutti possono, se vogliono, redimersi dall’errore.

Ora ragazze dobbiamo fare un passo avanti, e dobbiamo cominciare a compatire e perdonare anche e soprattutto noi stesse!

Delle volte abbiamo una visione sbagliata della nostra persona, come la ragazza nel dipinto di Picasso che appare sotto il titolo di questo post: duplice ma serena davanti allo specchio (è come la vede l’artista), distorta, brutta, vecchia, ferita e quasi diabolica dentro lo specchio (è come si vede lei).  

Vi invito pertanto a leggere questo bellissimo articolo pubblicato il 3 febbraio 2020 sul sito “La mente è meravigliosa” (lamenteemeravigliosa.it) ed intitolato “L’autocompassione fa bene”:

“L’autocompassione è un concetto che viene interpretato in modi diversi. Il suo significato in psicologia riguarda la capacità di essere meno critici e più indulgenti con se stessi, il che favorisce un punto di vista più realista sulla propria situazione.

Si tratta della capacità di entrare in empatia con se stessi, essere gentili con se stessi, senza criticarsi né giudicarsi per degli errori, aiutandosi anzi a mantenere la motivazione; senza esaltarsi troppo per un successo e senza fare un dramma di un insuccesso, in ogni cosa che si fa o non si fa più.

L’autocompassione è un’abilità propria dell’intelligenza emotiva, riflessiva e che nutre. Ci permette di aprire in noi un varco per conoscerci, per prenderci cura della nostra persona e per dare valore a tutto quello che ci succede. Attraverso di essa posiamo lo sguardo su noi stessi.

Non è sempre possibile ottenere ciò che vogliamo né soddisfare le aspettative che ci eravamo prefissati. Per questo motivo, quando non accettiamo una determinata realtà, fa la sua comparsa la sofferenza sotto forma di stress, di frustrazione e di autocritica.

Al contrario, accettando quella realtà come parte delle dinamiche della vita dell’essere umano nasceranno in noi sentimenti positivi -come la compassione- che ci aiuteranno a vivere a pieno ogni situazione.

Quando non proviamo compassione per noi stessi può nascere in noi quanto segue:

Rabbia e difficoltà a entrare in contatto con noi stessi, il che sfocia nell’isolamento.

Irresponsabilità: si tratta di dare la colpa agli altri per le proprie sofferenze. Abbiamo un punto di vista sulla vita che è o bianco o nero, senza sfumature e con grandi difficoltà ad accettare la capacità di cambiare il presente che, in realtà, dipende solo da noi.

Disprezzo: è il sentimento di incapacità e di vulnerabilità, accompagnato dal linguaggio e dall’espressione non verbale che lo denotano.

Mancanza di speranza: ci risulta difficile goderci il momento e pensare che arriveranno momenti migliori.

Mancanza di obiettivi: ci sentiamo perduti. Non troviamo il senso della vita.

Quando siamo privi di autocompassione, risulta difficile ricordarci che da ogni esperienza di vita è possibile trarre il meglio per andare avanti e che questo ci sarà di aiuto quando ci ritroveremo ad affrontare di nuovo situazioni simili in futuro.

La compassione proviene dalla percezione di sofferenza dell’altro, che avviene mantenendo un atteggiamento aperto, senza giudicare l’esperienza. Oltre a percepire la sofferenza, consiste nel lasciarsi toccare dalla stessa e nell’avere spirito di iniziativa, nel tentativo di alleviarla.

La compassione è la capacità di offrire gentilezza a chi soffre, dando una mano a chi ne ha bisogno; per questo bisogna lasciarsi coinvolgere da errori e debolezze.

L’autocompassione è lo stesso atteggiamento di aiuto e comprensione, ma questa volta rivolte a noi stessi. Possiamo capire questo concetto sulla base dei seguenti elementi:

Gentilezza, che potrebbe intendersi come la capacità di essere comprensivi ed empatici verso noi stessi ogni volta che ci sentiamo inadeguati, incompetenti, poco assertivi, ecc.

Umanità. Ha a che vedere con la capacità di evitare di isolarci quando soffriamo; di pensare che molte persone stanno affrontando la stessa situazione, di capire che gli errori, l’imperfezione e il dolore fanno parte dell’esperienza e dell’essere umano.

Piena attenzione. La capacità di osservare apertamente le nostre esperienze, con occhi obiettivi e senza giudicarci. Vivere dimostrandoci equilibrati nei confronti delle emozioni, senza negare o reprimere il dolore e senza identificarci solo con esso.

L’autocompassione è strettamente associata alla resilienza, che è la capacità di superare traumi e di uscirne più forti. Di conseguenza, si tratta della capacità di calmarci, di riconoscere i nostri errori e di imparare da essi.

Questa abilità è associata al benessere emotivo, all’ottimismo, alla soddisfazione verso la propria vita, all’autonomia e alla saggezza; contribuisce anche a ridurre l’ansia, lo stress e il senso di vergogna.

Dimostrandoci sempre molto esigenti e critici verso noi stessi quando le cose non vanno come speravamo, il malessere è maggiore. Questo si deve agli standard di perfezione che ci imponiamo, che incrementano i sentimenti di frustrazione e di inadeguatezza.

Per mezzo dell’autocompassione possiamo valutare il trattamento che riserviamo a noi stessi quando le cose non vanno bene; e possiamo farlo attraverso un atto di autocompassione, in cui mettere da parte i sensi di colpa e i giudizi.

L’autocompassione ci aiuta a rispettare e a entrare in empatia con noi stessi, sulla base dell’autoconservazione, invece di criticarci ogni volta che soffriamo o quando sentiamo di aver fallito.

Le persone con elevati livelli di autocompassione dimostrano un punto di vista più positivo nei riguardi dei propri problemi, si sentono meno isolate e possono sperimentare una riduzione dei propri livelli di ansia e una maggiore presa di coscienza dei problemi personali.

L’autocompassione permette una maggiore capacità di gestire i pensieri negativi, con lo sviluppo della capacità di regolare le proprie emozioni. Aumenta, inoltre, le emozioni positive e aiuta a stabilire una connessione con la società, nonché a provare appagamento per la vita.

Infine, è possibile mantenere un punto di vista positivo e dimostrare maggiore flessibilità emotiva, relazionata a un maggiore spirito di adattamento ai cambiamenti.”