Le donne di una certa età, diciamo dopo i cinquanta, quasi spariscono dalla pubblicità, con qualche isolato fulgido esempio come quella dei pannoloni per l’incontinenza urinaria. Gli spot li vediamo tutti, tutti i giorni: signore pimpanti che ritornano a vivere e a saltellare, a ballare la samba persino in aeroporto, ad indossare minigonne e pantaloni strecht, grazie ai pannoloni in commercio che ovviano magicamente alle fuoriuscite di pipì ed agli odori (cattivi) ad esse connessi. Purtroppo l’incontinenza urinaria esiste, molte donne ne sono afflitte e Marianna non intende affatto irriderle o mancare loro di rispetto. Quello che colpisce è che le 60 (ma anche 50) + sembrano rappresentare quasi unicamente prodotti commerciali legati alla senescenza. Inoltre, sebbene esistano uomini sbrodoloni e maleodoranti quanto e più delle donne, perché nella pubblicità le uniche testimonial dei pannoloni siamo noi? Mah… Ad ogni modo ormai è acclarato che le donne 60+ come noi producono, consumano, leggono, viaggiano, curano la propria persona e la propria salute, vanno dal parrucchiere, acquistano abiti ed accessori… dunque sono un soggetto economico importante, anche in virtù del fatto che il più delle volte dispongono di risorse maggiori rispetto a quando avevano il carico del mantenimento e dell’educazione dei figli. In sintesi, con tutto il sincero rispetto per chi è costretto a farne uso, sti pannoloni, ste poltrone con alzaseduta, sti montascale, ste creme contro i dolori articolari che monopolizzano l’immagine pubblicitaria di noi 60+, non ci rappresentano del tutto e non ci rappresentano davvero: sono solo una proiezione dell’immaginario collettivo che, come tutti sanno, non sempre fa centro.